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sabato, 29 novembre 2003

  L'anima di...

 

L'anima di NoBlog

Ricevo un pezzo di carta un po' ingiallito. All'inizio pensavo fosse la lettera di Giulia che aspettavo tanto. Chissà dove s'è cacciata quella lì. Comunque, non è Giulia. Getto un'occhiata ai ghirigori stampigliati sulla busta. Penso: qualche associazione di quelle in fermento in questi giorni, sapete, la storia del Dalai Lama e lode all'anima sua. Infatti c'è il Tibet, di mezzo. A dire il vero, però, sembra che venga dal Tibet, la busta. E il Dalai Lama l'hanno fatto smammare da un bel pezzo, da lì. Non crediate che io sia uno che quando gli arriva una busta ingiallita dall'aura esotica, si mette a vagliare chissà quali ipotesi, invece di aprirla. E' che a trascrivere i due o tre secondi in cui, nella mente ottusa di chi è stato ferocemente svegliato da un postino con un occhio più in basso dell'altro di due centimetri, s'affacciano in ordine Giulia (e - devo dire - i suoi piedi un po' bagnati che saltellano sul pavimento lasciando delle impronte appena percettibili che racchiudono il senso stesso del mondo), il Dalai Lama (e - devo dire - un test politico fatto ieri in cui venivo collocato sulle stesse posizioni di Sua Santità in Esilio - e non so cosa provare di fronte a questo dato) e l'abominevole uomo delle nevi ( che è uno degli argomenti in dei principali programmi scientifici in tv, sapete, quelli che svelano Atlantide, il meccanismo di Antikythera e come i marziani hanno messo su le piramidi), a trascrivere questi brevi guizzi, si sa, ci si mette una vita.

Dunque. Avevo questa busta giallognola. Il postino, col suo occhio più in alto, sembrava volermi mettere in guardia. Ma forse era solo un tic - o un comprensibile senso di superiorità, mista ad amarezza, che quell'occhio si godeva forte dei suoi due (o forse tre) centimetri di asimmetrica supremazia verso il suo gemello.

La apro. Ovviamente. Poche righe. Io non capisco molto di quel che leggo. Prima di tutto c'è questa parola, blog, che io credevo un intercalare da fumetto disney e invece, scorrendo la lettera, sembra che debba avere un qualche significato reale. Si dice infatti "un blog" e poi "il nostro blog" e altre stramberie. Poi, mi accorgo, che c'è anche quest'altra parola (o composto) "no blog", che a occhio e croce dovrebbe essere una sorta di contrario del primo. Poi c'è la parola "splinder" che non so se mi sbaglio ma doveva essere un topo parlante che insegnava il kung fu a delle tartarughe parlanti.

E così via. Ho letto e riletto il messaggio. I miei tre amici stanno da qualche parte vicino Kihend'ur. C'è una signora dagli occhi di colore diverso che serve riso e tè tre volte al giorno. C'è una pelle di un qualche anfibio morto da mesi che s'impolvera vicino a un vaso vuoto, senza che nessuno senta il bisogno di toglierla da lì. Ci sono due bambine gemelle che non parlano mai. I miei amici dicono di scrivere sul web. Di dire delle cose di argomento vario. Che in quelle poche settimane in cui hanno scritto, le cose che avevano scritto erano state sbirciate più di tremila volte.

Io non me ne intendo molto. Uso internet per molte cose. Anche per lavoro, ad esempio. O per comprare certe cose. Questa storia l'avevo forse sentita da qualche parte, ma, perdonatemi, non è che mi convinca molto. Forse se uno scrive bene e scrive cose interessanti, be', forse sì, è pure bene che si faccia leggere a buon mercato. Forse sì. Forse è una cosa buona. Chissà.

La lettera parlava di cose lontane. Di paesaggi strabilianti (e qui il mio incanto e la mia invidia), di giornate e giornate di silenzio assoluto (e qui il mio stupore curioso, ma anche una specie di sollievo, come dire, di sollievo per aver saputo che il silenzio vero da qualche parte c'è), di "forza necessaria", che non ho ben capito cosa volesse dire. Poi c'erano delle istruzioni per me. Andare da Splinder, capivo io, chiedergli di No Blog, rivelargli la parola d'ordine e scrivere queste cose. Cosa, di preciso? La forza necessaria. La storia di un tizio che si masturbava recitando un lunghissimo poema per ore.

Io ho dimenticato gran parte delle cose che ho letto in quella busta giallastra e non ho il tempo di andarle a ripassare. Ci son volute due ore solo per capire come far funzionare questo coso. C'era scritto che dopo un mese passato così, forse nessuno guardava più No Blog e forse quello che avrei scritto sarebbe stato coperto dal rumore bianco. Non so se ha un senso scientifico, quella frase. So che ho un filo appena di voce, stamattina, e non so perchè.

Uma_Thurman

Vi manca No Blog?

S'avvicina No Blog - Vol II.

Scriveteci, se vi va o scrivete sul post qui sopra....


postato da: trino alle ore 12:56 | link | commenti (4)
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giovedì, 13 novembre 2003

De prufundis clamavi ad te, Domine. 

Domine, exaudi vocem meam. Fiant aures tuae intendentes, in vocem deprecationis maes. Si iniquitates observavis, Domine: Domine, quis sustinebit? Quia apud te propitiatio est, et propter legem tuam sustinui te, Domine. Sustinuit anima mea in verbo eius, speravit anima mea in Domino. A custodia matutina usque ad noctem, speret Israel, in Domino. Quia apud Dominum misericordia, et copiosa apud eum redemptio. Et ipse redimet Israel, ex omnibus iniquitatis ejus. Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace. Amen.


postato da: binonoblog alle ore 18:15 | link | commenti
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