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domenica, 29 febbraio 2004

Giunto in ritardo e ...

Giunto in ritardo e in silenzio innanzi alla proiezione di questa pellicola sorprendentemente ecumenica - pare - e miracolosamente abile a metter d'accordo spettatori ricercati, mangiatori di pop-corn e cinescrutatori del tutto casuali, la delusione non è poi così tanta - ma solo perchè lo aspettavo un po' così. Questo straammirato film canadese dall'aura fortemente europea è - parlando di cinema in senso stretto - bruttarello e assai banale. A simbolo potente della scontatezza visiva, quell'inquadratura di chiusura (giusto per dirne una) dell'aereo che si richiude in pancia le ruote dopo il decollo. Epperò riesce simpatico: per alcuni personaggi - sorta di summa alquanto viva di certa notoria disillusione leftist al volger del millennio; per la scorrettezza amichevole e quasi familiare di un'agonia del tutto fuori dai canoni scontati dell'epicedio cinematografico. Eroina, liberazione sessuale, tic autoironici di un ceto intellettual-sinistrorso che ride sulla propria auto-caricatura. Riesce simpatico, dunque, come un cosa caruccia - forse più da leggere che da vedere, che riesce anche ad infilare due o tre scomode amarezze in un dolcetto alquanto melassoso che tenta di adattarsi a quei palati che un tempo scambiavano lo zucchero per la debacle.


postato da: trino alle ore 18:44 | link | commenti
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venerdì, 27 febbraio 2004

preterizio...

preterizione pre|te|ri|zió|ne

s.f.

1 BU l’omettere, il tralasciare
2 TS ret., figura di concetto intesa a dare maggior rilievo a quanto si dice per disteso, con l’affermare che non se ne vuole parlare e che è inutile parlarne*

Se questo fosse un blog dove si scambia il web per un grosso diario del ginnasio, annotando piccoli lunghi ed estenuanti tremolii post-adolescenziali e sbrodolando i cazzi propri in salsa (sedicentemente) esistenzialista, mi dilungherei sulla settimana or trascorsa, sulle sessanta ore passate qui dentro sotto stress e sulla gioia appena appena sottile che provo pensando che sto per andarmene, che è venerdì sera e che fortunatamente non si profila nessuna ombra lavorativa sul mio w/e (quest'ultima è lezione cool per week end, per i pochi non cool che bazzicano queste pagine).

Grazie al cielo questo è no-blog. Quindi non lo farò.

* (copyright: Tullio DeMauro)




postato da: trino alle ore 20:51 | link | commenti
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mercoledì, 25 febbraio 2004

  Questo Blog è...

  Questo Blog è un po' come...certi regali delle medie. Ciao Trino, come va?

postato da: unodinoblog alle ore 16:15 | link | commenti
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domenica, 22 febbraio 2004

In quegli spazi le...

In quegli spazi leccatissimi e ultra-business del network televisivo sembra di contare, con dieci anni di preveggenza, quasi tutti i tasselli che Bret Easton Ellis avrebbe messo assieme per dipingere la yuppie generation nei suoi lavori migliori. Tuttavia c'è DeLillo. C'è sin dall'inizio, nel discorso dilatato (nel tempo e nella profondità del ricamo teorico), nei dialoghi da script a far da superficie alla massa concettuale, nello sguardo intelligentissimo alla società dei consumi. E c'è DeLillo anche nell'a volte ingombrante chiacchiericcio intellettualoide che ruba alla scena per scimmiottare trattati di socio-filosofia. Ci sono tutti i semi - perchè semi? già alcuni bei frutti - del grande DeLillo che conosciamo. Si sente che quell'uomo, sulla penna, avrebbe anche molto di più da dire. ma non ha abbastanza "storia" da condirci, con le sue idee.


postato da: trino alle ore 16:58 | link | commenti (6)
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venerdì, 20 febbraio 2004

Non fa il politico d...

Non fa il politico di professione pure lei?
"No no, io sono avvocato nell'ufficio legale di un istituto di credito, prestato pro tempore alla politica".

E da quand'è che fa politica a tempo pieno?
"Dall'80".

"Pro tempore" da ventiquattro anni?
"Che c'entra? Quando smetto, torno in banca".









postato da: trino alle ore 09:55 | link | commenti
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giovedì, 19 febbraio 2004

EXT.  NIGHT - H...

EXT.  NIGHT - HOLLYWOOD HILLS, LOS ANGELES
   
Darkness. Distant sounds of freeway traffic. Then the closer
sound of a car - its headlights illumine an oleander bush and
the limbs of an Eucalyptus tree. Then the headlights turn - a
street sign is suddenly brightly lit. The words on the sign
read... "Mulholland Drive." The car moves under the sign as
it turns and the words fall once again into darkness.
   
CUT TO:
   
EXT. NIGHT - MULHOLLAND DRIVE
   
Gliding we follow the car - an older black Cadillac limousine
- as it winds its way up Mulholland Drive through the
darkness of the Hollywood Hills. There is no one else on the
road. As we drift closer to the car...
   
CUT TO:
   
INT. BLACK CADILLAC LIMOUSINE - NIGHT
   
Two men in dark suits are sitting in the front seat. A
beautiful, younger, dark-haired woman sits in back. She sits
close up against the door and stares out into the darkness.
She seems to be thinking about something. Suddenly she turns
and looks ahead. The car is slowing and moving off to the
side of the road.
   
DARK-HAIRED WOMAN
What are you doing? You don't stop
here ...
   
The car stops - half on, half off the road at a dark, blind
curve. Both men turn to the woman.
   
DRIVER
Get out of the car.
   
CUT TO:
   
EXT.  FURTHER UP MULHOLLAND DRIVE - NIGHT
   
Two cars - a convertible and a late model sedan are drag
racing toward the blind curve blocking the view of the
Cadillac limousine. The cars are filled with crazed
teenagers. Two girls are standing up through the sunroof of
the sedan screaming as their hair is whipped straight back.
   

   
The cars are travelling so fast that they seem to almost
float as they fly with psychotic speed down both lanes of
Mulholland Drive.
   
CUT TO:
   
INT. EXT. - CADILLAC LIMOUSINE
   
The driver, still in his seat, has a pistol with a silencer
attached pointing at the woman. The other man is getting out
of the car. The woman is clutching the seat and the door
handle as if trying to anchor herself. She is visibly afraid.
The man who got out of the car tries the woman's door, but it
is locked. He smiles as he reaches in through the front door
and unlocks her door. He opens her door. As he reaches for
her, the woman's face becomes flooded with light. Her eyes
dart to the front windshield. The driver, flooded with light,
turns just as the late model sedan slams into the Cadillac
limousine. There is an explosion of metal and glass amidst
thunderous tearing sounds as the two cars become one in
death. The convertible screams past with hardly a notice.
The driver of the limousine dies instantly as his body is
jettisoned through the windshield. The other man is torn as
the cars screech over him. The woman is brutally thrown into
the back of the front seats as a cloud of dust and flying
rocks engulfs her. The disastrous moving sculpture of the two
cars wants to climb up the hill, then stops and slides back
toward the road The Cadillac tips onto its side. Then all is
silent. A fire erupts in the sedan and as the dust clears we
see the woman appear, then crawl out of the Cadillac to the
road. Her face is vacant. There is a bleeding cut just above
her forehead. She stands for a moment clutching her purse -
lost , then begins to walk as if in a trance across
Mulholland down through the bushes and into darkness.






















































































postato da: trino alle ore 19:54 | link | commenti (5)
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lunedì, 16 febbraio 2004

(ancora) Su Lost in ...

(ancora) Su Lost in translation.

Gli amici (sob, non si dice più compagni! Generazione infelice la mia!) del Riformista recensiscono così il film della Coppola, con quel tono salottiero e "polito" che a molti piace e che contraddistingue il giornale (ma ancor più, forse, contraddistingue la parte di società civile che il giornale ritiene di rappresentare...) Ma per restare al tema cinematografico noi crediamo che si potesse esprimere con più convincimento: è bello, è brutto. è buon cinema, è pessimo cinema, è cinema che si compiace troppo di sé, è cinema di spessore, ecc. Ora, a noi le immagini vivide eppure mai forti, come i toni di tutto il film del resto, sembrano una buona cosa; e piuttosto che cercare fuori dal film un paragone musicale avremmo indicato nella interessantissima e appropriata colonna sonora un altro merito dell'opera. Avremmo inoltre aggiunto un plauso per la protagonista femminile, l'incantevole Scarlett Johansson, che in molte scene rappresenta da sola la poesia del film. Infine, avremmo giudicato il finale non un mancato-finale ma: la parentesi che chiude. (ma noi siamo per la decidibilità e la decisione...)


postato da: unodinoblog alle ore 11:36 | link | commenti (5)
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Nasce il Blog della ...

Nasce il Blog della più appassionata e azzeccata rivista web di cinema. Un enorme in bocca al lupo.

 

 

 


postato da: trino alle ore 10:06 | link | commenti (3)
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sabato, 14 febbraio 2004

Questo viso non (mi)...

Questo viso non (mi) è nuovo

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Per riposizionare un pezzo di pelle, per ricostruire una mascella, bisogna scorticare una lunga striscia di pelle dal collo. Incisa dalla base del collo ma senza che sia staccata. Immagina una specie di stendardo o di striscia di pelle che ti pende dal collo ma è ancora attaccata in fondo alla tua faccia. La pelle è ancora attaccata a te, così riceve ancora sangue. Questa striscia di pelle è ancora viva. Prendi la striscia di pelle e arrotola a forma di tubo o di colonna. Lasciala arrotolata fino a che guarisce e diventa un lungo grumo di pelle penzolante dalla tua faccia. Tessuto vivo. Pieno di sangue fresco e sano, che svolazza e ciondola caldo contro il collo. Questo è un pedicello. (C. Palahniuk, Invisible Monsters, Mondadori 2000, € 7,80). l'ipotesi è devastantemente suggestiva. la disintegrazione del proprio volto, della propria ri-conoscibilità, decenni/millenni dopo il naso leggermente storto del simpatico personaggio pirandelliano, ha compiuto il suo viaggio estrospettivo e- passando per il mondo - Ã¨ tornata dentro l'intimo, portandosi dietro il mondo. la nullificazione della propria immagine non è dubbio sulla unitarietà della propria identità (per me, per te, per gli altri - il mondo). il quesito non tratta della pluralità delle identità (centomila) nè della nullità identitaria perchè plurale (nessuno perchè troppi), ma della reificazione/annullabilità del proprio riconoscibile. shannon è senza volto. shannon è senza io. shannon può rispecchiarsi nell'uomo/donna Principessa Brandy Alexander. il volto della Principessa - la Regina Suprema è stato creato a sua somiglianza. bisturi. ormoni. scorazzate farmacologiche nei bagni dei ricchi. la matericità si lacera e si ricompone a scimmiottamento mesto dei propri desiderata. la costruibilità delle immagini di sè. si può inventare il proprio sesso. si sfogliano i cataloghi di vaginoplastica. si gioca sulle dosi gonfiatette. si negano a piacimento le dimensioni e l'esistenza dei propri peni (quel capolavoro di ingegneria idraulica - 8 1/2 Women). l'avventura del corpo nel gran mercato dei tempi è la lunga e snervante trattativa commerciale con le proprie aspirazioni, il proprio coraggio di rinegoziare i patti sociali e microsociali accettati in gran fretta o meditati con saggezza negli anni passati. la tragedia del corpo, della sua reinvenzione, della mitizzazione apocalittica dello smarrimento del piacere. ah, terre. ah, mondi. di che cos'altro si può parlare se non di sesso (8 1/2 Women) ? di morte (8 1/2 Women).

]--------- otto libri e mezzo per acquistare con poco un corpo usato:

1. Invisible Monters, di Chuck Palahniuk

2. Body Art, di Don DeLillo

3. American Psycho, di Bret Easton Ellis

4. L'uomo della sabbia di E.T.A., Hoffmann

5. Trans fusioni. Saggio di psicopatologia dal cinema di David Cronenberg, di Riccardo Dalle Luca e Alessandra Barontini

6. Metallo Urlante di Valerio Evangelisti

7. Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, di Silvano Furlan

8. Neuromante di William Gibson

1/2. L'arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon


postato da: trino alle ore 20:59 | link | commenti (1)
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giovedì, 12 febbraio 2004

I like them so much ...

I like them so much I actually start cooking more.

 

Lettura da meditare...


postato da: unodinoblog alle ore 19:14 | link | commenti
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I placebo sono morti

I placebo sono morti

postato da: trino alle ore 19:12 | link | commenti (1)
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Per chi non se ne f...

Per chi non se ne fosse accorto. Qui va tutto benissimo.

 

 

 

 

 


postato da: trino alle ore 09:26 | link | commenti (1)
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lunedì, 09 febbraio 2004

Careful with that a...

Careful with that axe, Eugene/2. Phoenix dei Warlocks: no, non i Grateful Dead ante-litteram, né i Velvet Underground ante-litteram, ma americani del XXI secolo. Io ne avevo ascoltato una piacevolissima "Cocaine Blues", non so da dove (Audiogalaxy? Eheheh...), credendola autenticamente '60/'70. Purtroppo lo stesso discorso vale anche per questo album. E così non va.

The Warlocks: Phoenix; Alternative; Indie Rock

(Ciò che volevo dire è che trovo un po' deludente che un disco del duemilatre suoni così perfettamente retrò, si è capito?) [Anche se il movimento di Cosmic Letdown sembra sinceramente cosmico...]


postato da: unodinoblog alle ore 20:03 | link | commenti
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Da queste parti abbi...

Da queste parti abbiamo tentato una difesa modesta - vale a dire sia poco aggressiva e sia desiderosa di un riconoscimento contenuto - dell'ultimo film di Jane Campion, scambiato per thriller, quando invece lo è davvero poco. I meriti, dunque, in tal senso sono scontatamente opinabili; e passi. Ma ostinarsi a dir male dell'abilità giallistica della Campion - che lascerebbe le sue donne dolenti per metter su una porcheriola commerciale - vuol dire aver visto un altro film. Oppure, fare il critico con un occhio alla sinossi preconfezionata in otto righe e un altro al bell'effetto di ciò che si scriverà.

Giusto due note a postilla di quanto già detto giù (e a postilla della recensione di Lodoli)

a. La Campion non abbandona affatto - se ne accorgerebbe chiunque - le sue donne dolenti, ma ne fa traccia così profonda della sua pellicola da risucchiarci dentro l'ombra di un genere in cui tale dominio (femminil-intimistico) è assai meno scontato che nel contesto in cui Lodoli l'ha più apprezzato (perchè assolutamente più comfortable, forse).

b. Chi ha detto che il thriller e il noir sono razze agostane, da poco sdoganate? Di che cinema parla Lodoli? Il Noir è, provoco ma non troppo, l'autoepifania del Cinema.

c. La Campion non fa un thriller. O meglio, ne fa un uso maldestro e ottuso; e questo indica il diversissimo percorso di visione che In the Cut esige. E che può pure portare a una stroncatura, ma non certo alle etichettature distratte e superficiali fatte dal Nostro.


postato da: trino alle ore 18:00 | link | commenti (2)
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Così, per intenderci...

Così, per intenderci, lo scrivente:

1. Farebbe endorsement per Dennis Kucinich, carneade delle primarie democratiche usa, se tutti i provinciali avessero diritto di voto per l'Imperatore. Tuttavia, fatto conto che DK non ha mai corso sul serio, l'uomo è JFK (ticket con Edwards, preferiamo).

2. Chuck Palahniuk ha, si sa, un gran bel talento. Che è quello di infuriare sul gran banchetto massimalista di questa nostra era con verve fulminante, cinismo, invenzioni gustose e lingua sciolta. E' ben lungi, però, dall' illuminare le nostre vite. Dunque, è diverse rampe di scale più in giù dell'Olimpo dei Viventi.

3. Think Tank, dei Blur, è un degno manifesto della moderazione e-rock che può sedere al cospetto della Lagnosità Radiohead senza sentirsi costretto a spremere lacrime false. Hail to the Thief, dei Radiohead, è un Capolavoro.

4. Magnolia, di Paul Thomas Anderson, è un affresco vivo e pulsante, ricco e mai noioso, creativo e sincero, ma di gran lunga più volenteroso e promettente che davvero appagante. Ubriaco d'amore, di Paul Thomas Anderson, è un Capolavoro.

5. Qui si attende con notevolissima trepidazione Big Fish, di Tim Burton, perchè Burton è definitivamente un Capolavoro.


postato da: trino alle ore 11:13 | link | commenti (2)
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mercoledì, 04 febbraio 2004

 L'appartamento...

 L'appartamento-labirinto, l'ennesimo, di Bertolucci arriva negli States. E la critica ha la penna rossa in mano per fare le sue pagelle. Il succo è il sesso, o così pare. Per David Denby, del New Yorker, il Nostro assomiglia più a un direttore di circo che gioca alla pornografia con dei ragazzini - e licenzia una pellicola concettosa, decadente e sterile (senza la rabbia di Brando che dava forza vitale e realtà all' Ultimo Tango). Per Terence Rafferty, del NY Times, Bertolucci torna alla sua debolezza di fondo (pur con la sua sincerità d'animo): l'irresoluto languire di qua dallo scontro reale, sempre e costantemente prima della rivoluzione. Il buon Denby, rintronato da tanto intimismo morboso e soffocante, ha la sua catarsi nel "tradimento" di Matthew: "Even this old sensualist" scrive "in a final assertion of sanity for which one is grateful, knows that a hothouse is no place for a growing American boy". La robusta matericità del pragmatismo a stelle e strisce squarcia il velo spesso e appannato del giardino-serra di The Dreamers. Ma sarà davvero così?

La pellicola di Bertolucci ha momenti illuminanti, a partire dal bellissimo prologo tra il ferro della Tour Eiffel, la calligrafia passionale delle nudità, la resa viva e vissuta della miscela di celluloide vita privata e pubblica, il vagare libero e avido della macchina da presa nel disegno segreto e poco ossigenato della hothouse. E' il realismo di Matthew la morale dell'opera? Azzardiamo che Bertolucci, come l'ultimo Bellocchio, abbia voluto fare lingua privata della storia pubblica dell'utopia anti-sistema. Con forza maggiore di Buongiorno, notte, con nostalgia e senza revisionismi (i casi sono assurdamente diversi, del resto, e incoparabili). Ma forse tentando, in fretta e alla buona, di recuperarne la drammaticità storica con troppe didascalie e poco vero dramma. "La strada è entrata in casa", per quanto suoni bene, è troppo sopra la riga di quel sasso lanciato contro il vetro. Così i sermoni di Matthew, da grillo parlante della fabula. Un film sospeso, alla fine, e per questo mancato.


postato da: trino alle ore 14:40 | link | commenti
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martedì, 03 febbraio 2004

Careful with that ...

Careful with that axe, Eugene/1.  Ma ve l'immaginate un concerto della Magic Mushroom Band? (Eppure sono un gruppo anni '80!). Psychedelic music net è un sito che si propone di creare un database di informazione sulla musica psichedelica di tutti i tempi e paesi. A una prima occhiata sembra più ricco di link che di informazioni di prima mano (e siamo poi sicuri che i R.E.M. facciano psychedelic pop??? Mmmm...) Ma forse, penso, c'è materiale per un "pranzo" psichedelico, e intanto raccolgo le ultime briciole della colazione di Alan...


postato da: unodinoblog alle ore 17:58 | link | commenti (6)
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CHISSÀ... Chissà se ...

CHISSÀ... Chissà se esistono, mi chiedo, appassionati delle sale buie, quelle sale che noi (io e molti) tendenzialmente dimentichiamo, del tutto assorbiti dal grande schermo illuminato; cinema-amatori insomma, chissà...

INTANTO A ROMA... A novembre una diffida per carenze igieniche e di sicurezza. A fine gennaio la situazione sarà cambiata? Si, ma in peggio: cantieri aperti all'interno del locale, uscite d'emergenza ostruite, deposito di materiali infiammabili in stanze adiacenti alle sale di proiezione, luci di emergenza non funzionanti nelle vie di fuga. Questo è il cinema LUX (nel ricco quartiere africano di Roma) ora chiuso dalla polizia amministrativa che vi ha anche apposto i sigilli...


postato da: unodinoblog alle ore 17:47 | link | commenti
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lunedì, 02 febbraio 2004

Y'know, I came up ...

Y'know, I came up with a new game show idea recently. It's called The Old Game. You got three old guys with loaded guns on stage They look back at their lives, see who they were, what they accomplished, how close they came to realizing their dreams. The winner is the one who doesn't blow his brains out. He gets a refrigerator.

www.beingcharliekaufman.com

http://vgn.ifilm.com/confessions


postato da: trino alle ore 13:42 | link | commenti
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Da una cosa non si s...

Da una cosa non si sfugge: la cineStoria a venire ne parlerà alquanto. Per l'ambizione del progetto, per la genialata produttiva (che a che fare anche con una seria riflessione sui costi comparati), per la meritoria operazione adazionistica (non il primo a provarci, l'unico a riuscirci), per la virtuosa e monumentale resa spettacolare. Di queste "voci" - da mettere all'attivo nel bilancio d'iscrizione dell'Opera negli annali del Cinema - forse solo l'ultima vale il Sette che ha Il Ritorno del Re (e la trilogia al suo completo) nella mia personalissima pagella. Giuro che più di tanto, e faccio uno sforzo di obiettività, non riesco a scucire.

A ben vedere, è già uno sforzo. C'è la gioia per quegli spazi sconfinati, per le virtù tecniche di una regia che corre leggera sulla ricchezza dei mezzi tecnici di "supporto" e c'è una buona sapienza narrativa che evoca suggestioni e Lunghi Cammini Perigliosi. Ma c'è, irriducibile, la noia. Per il penelopiano tessere, scucire e ritessere di una preparazione alla resa dei conti che non arriva se non dopo due anni di vita reale. Per lo sconsolante ridondare delle tre o quattro Frasi Fantasy che ricamano lo sbrodolarsi di tutti i dialoghi (su tutte trionfa Il Nemico Si Avvicina nelle mille varianti ideate per le dieci ore di pellicola). Per la smielatezza indigesta della maggior parte dei personaggi, che sanno di Disney più che di Tolkien. Noi ci teniamo Frodo, che col suo animo sofferente rivela di essere non solo il Portatore dell'Anello, fardello orribile, ma anche Dell'Intera Bontà del Film, fardello altrettanto duro e tenebroso. E Gollum - che però in questo ultimo terzo si vena anch'esso di rotondi contorni disneyani.

Peccato che Miss Liv L'Elfa non sia schiattata davvero.


postato da: trino alle ore 13:17 | link | commenti
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