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giovedì, 30 settembre 2004

Giusto per ricordarmi che prima o poi dovrò parlare di quest'album divertentissimo e molto molto carino...

An ending fitting for the start
You twisted and tore our love apart
Your light fingers through the dark
Shattered the lamp into darkness, they cast us all
No, you've got it the wrong way round
You shut me up, and blamed it on the brown
Cornered the boy, kicked out at the world
The world kicked back a lot fucking harder now

If you wanna try
If you wanna try
There's no worse you could do
Uh oh oh

I know you lie
I know you lie
But I'm still in love with you
Uh oh oh

You can't take me anywhere, I take you anywhere
You can't take me anywhere, I can take you anywhere
I'll take you anywhere you wanna go

No, you can't stand me now, no you can't stand me now
No, you can't stand me now, no you can't stand me now
No, you can't stand me now, no you can't stand me now
No, you can't stand me now, no you can't stand me now

Have we enough to keep it together
Or do we just keep on pretending
And hope our luck is never ending, no

Try to pull the world, I wasn't feeling too clever
...

If you wanna try
If you wanna try
There's no worse you could do
Uh oh oh

I know you lie
All you do is make me cry
All those words that ain't true

You can't take me anywhere, I can take you anywhere
You can't take me anywhere, I can take you anywhere
I'll take you anywhere you wanna go

No, you can't stand me now, no you can't stand me now
No, you can't stand me now, no you can't stand me now
No, you can't stand me now, no you can't stand me now
No, you can't stand me now, no you can't stand me now





















































postato da: trino alle ore 17:34 | link | commenti
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Ascoltare con aria sospetta Medulla alla scomoda postazione a due del Mel Book Store di Via Nazionale, Roma, Italia, è un'esperienza imbarazzante. Quella totalità vocale, del tutto inadatta al tuo umore post-prandiale e pre-pomeridiano, del tutto inadatta alle tue basette in crescita regolare, del tutto inadatta ad una cravatta blu a quadri rossi.

Fuggire di soppiatto.

 


postato da: trino alle ore 17:04 | link | commenti
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Chi gliel'ha scritta, è un genio. Oggi Rutelli, intervistato dal Riformista, chiosa i tanti pensieri condivisibili con un motto spassosissimo, rivolto ai suoi colleghi a sinistra: qualcuno si dovrà convincere, dice, che governare l'Italia non è un pranzo di gala. Chapeau.


postato da: trino alle ore 12:00 | link | commenti (1)
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 Cervantes non ha scritto il Don Chisciotte. Lo ha trovato. Un manoscritto in spagnolo che in realtà era la traduzione da un testo arabo. Una traduzione commissionata dallo stesso Don Chisciotte. Una traduzione da un testo che raccoglieva le memorie dell'illetterato Sancho Panza. Dunque: Cervantes scrive, ma in realtà - ci dice - aggiusta un po' un testo ritrovato che è la traduzione, ordinata dal protagonista del libro, dalla versione araba delle memorie dell'altro protagonista del libro. Barocchismi.

Paul Auster ha ormai la sua buona fama di bravo scrittore newyorchese (dopo essere nato però a Newark). Di pacato narratore "classico". Di annotatore malinconico e pensoso della quotidiana mistica del caso e delle piccole coincidenze. Di scrittore per il grande schermo. Di ideatore di quell'album preziosissimo (colmo d'amore per le piccole cose che fanno un'intera Città che è il mondo intero e la storia intera) che Auggie / Harvey Keitel compone giorno dopo giorno di tutte quelle foto in bianco e nero, che ritraggono lo stesso punto, lo stesso angolo di strada, alla stessa ora, per decenni.

Paul Auster non ha scritto City of Glass. L'ha trovato. Un taccuino trovato in un appartamento vuoto. Un taccuino che trascrive i ricordi di Daniel Quinn, che fingeva di essere Paul Auster. Paul Auster, il detective privato. Ma Paul Auster non è un detective privato, è uno scrittore. E Daniel Quinn non è uno scrittore, è un barbone intrappolato in quel labirintico nowhere che è New York, workin on THE case. Quale caso? Il caso di Peter Stillman. Di Peter Stillman figlio, che parla la lingua di dio. E di Peter Stillman padre, che traccia nel cuore labirintico di quella immensa città-immondezzaio un alfabeto segreto (fatto di un movimento inutile) per una nuova Babele senza confusioni.

David Mazzucchelli non ha creato City of Glass. L'ha disegnata. Uno spelling altro per ricomputare i segni di quel paesaggio privato che è l'indagine di Daniel Quinn che si finge Paul Auster che è un finto investigatore privato per proteggere il Figlio dal Padre che gli ha rubato il linguaggio, per donargli quello stesso di dio.

Io, infine, non ho letto City of Glass. Ne ho letto la graphic novel, disegnata da qualcuno che ha ridotto una storia trovata da qualcun altro e scritta da chi, fingendosi quel qualcun altro (senza sapere che non era chi pensava che fosse) aveva perso se stesso.

Barocchismi.


postato da: trino alle ore 10:43 | link | commenti
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martedì, 28 settembre 2004

Piccola Guida Metafisica alla Vendetta della Sposa (Ch. 1)

"The Bride in her coma   /   White woman shapely barefoot ankle and leg stepping into a sheer, white stocking"

Nella cronologia antilineare di KB, l'istinto puzzlistico ha un ruolo ancillare. In Pulp Fiction si trattava di una funzione del raccontare, o meglio del raccogliere: da un mucchio di short cuts, legati da piccoli casuali filamenti, un corpus intenso che acquista, con sommo autodiletto, statura di grande narrazione (in altre forme: dal minimalismo al massimalismo, scomodando rabbiosamente tutta la consapevolezza pop inespressa delle passioni di genere). Dunque: che questo tal brandello (cronologicamente posteriore) di storia si mostri prima di quell'altro (cronologicamente anteriore) agli occhi dello spettatore serve allo stesso esatto scopo perseguito da una più immediata struttura diacronica lineare: cioè, serve a (far) scoprire i "fatti" e a disegnare il loro "racconto". Solo che lì (ancora in PF), il racconto dei fatti diverte e si diverte nel rendere protagonista l'intreccio minimale e casuale in epica popular degli stereotipi rappresentativi (e l'antilinearità cronologica è lo strumento perfetto per rendere l'unità del collage - come la linearità il metodo più classico per rendere l'unità di una serie consequenziale).

In KB, l'antilinearità cronologica ha invece un'indole assai più varia. Qui la vicenda è disarmantemente "seriale". Ed è questa: una donna con un passato da abilissima assassina agli ordini di un capo innamorato e spietato decide di cambiare vita, di "normalizzare" la propria storia, sposando una brava persona in una chiesa di campagna e così tentando di cancellare il proprio passato. Ciò scatena l'ira e la gelosia del suddetto capo che smuove l'intera gang per scovarla e uccidere tutti i presenti alle nozze. La donna si salva miracolosamente dall'attentato e decide di uccidere uno per uno tutti i componenti della gang, su fino al capo. Lo fa.

Tuttavia: apriamo gli occhi sul momento in cui Bill spara alla Sposa in testa. Poi vediamo la Sposa regolare i conti con Vernita Green, a bordo del Pussy Wagon (Vernita, una volta fatta fuori, è il secondo nome sbarrato nella Death List Five). Poi vediamo la Sposa in coma scampare al vigliacco tentativo omicida da parte di Elle Driver (grazie all'intervento perfettamente tragico di Bill in persona). Poi, ancora in quello stesso ospedale, riprendersi dal sonno semi-letale, armarsi di tutta la sua immensa forza e fuggire (dopo aver sistemato il suo nonvoluto cliente carnale e il nonvoluto mezzano Buck) a bordo del Pussy Wagon (rubato a Buck). Poi, dentro il Pussy Wagon, la Sposa raccoglierà tutta la sua forza interiore per far svegliare dal coma i suoi pietrificati piedi - nel frattempo, la Sposa pensa già alla sua missione e alla sua prima vittima O-Ren-Ishii: ecco mostrarsi al nostro sguardo la favolosa sanguinosa ascesa di O-Ren-Ishii, direttamente narrata dalla Sposa, coi tratti di un fantasmagorico manga splatter.

Possiamo fermarci qui. Nel tempo filmico ripercorso, brevi inserti di passato balenano nella mente della Sposa (e ai nostri occhi): i colpi inferti da Vernita Green nella chiesa di El Paso guizzano nei ricordi della Sposa con uno zoom alla Fratelli Shaw, quando la nuova casalinga Vernita figlia-dotata (la piccola Nikki) appare sulla soglia di una graziosa monofamiliare pastello di Pasadena; il primo sub-comatoso incontro con Buck (My name's Buck and I'm here to fuck) muove la Sposa al colpo di grazia a scapito del suddetto, caduto tra le sue braccia da guerriera (dopo un colpo deciso al tendine d'Achille e qualche bel colpo di porta d'acciaio massiccio sulla testa per schiarirgli le idee); il coro demoniaco della Deadly Viper  Assassination Squad, in piedi sul suo corpo colpito, si materializza nei pensieri della Sposa che tenta di muovere il ditone del piede. Questi, come è chiaro, sono semplici flashbacks: seguiamo i pensieri del personaggio ed è il nostro personaggio a saltare a quel tempo e a quei fatti. Diversamente, il racconto dell'ascesa di O-Ren-Ishii da sotto un tavolino (testimone cieca e impotente del massacro della famiglia) al vertice indiscusso (e indiscutibile: v. Boss Tanaka) della Yakuza è un subpercorso per lo più indipendente da quello della Sposa e rievocato dalla stessa Sposa a beneficio esclusivo dello spettatore che vuol saperne di più di questa bellissima e terribile killer, mezzo cinese e mezzo nippo-americana, dal carattere permaloso.

Gli unici "reali" passaggi di "tempo", cioè veri spostamenti del presente filmico (mentre i flashback e la storia di O-Ren, sebbene appartenenti al passato, giacciono interamente sullo stesso piano in cui s'innestano - pur nella memoria o nella ricostruzione della Sposa) sono (limitatamente alla parte ripercorsa): (i) da El Paso, il massacro a Pasadena, la vendetta su Vernita Green; (ii) da Pasadena all'Ospedale; (iii) Dall'Ospedale all'Ospedale.

A ben vedere, l'unico passaggio di tempo che non è anche un spostamento di location (il n. iii), si dimostra essere l'unico salto lineare. Cioè: la parte elisa è semplicemente quello che è successo in mezzo e non merita dignità di racconto. I passaggi non-lineari sono invece l'(i) e il (ii).

Mettiamo qui un breve inciso giusto per "stipulare" che per "lineare" si intende qui in generale un passaggio da un tempo all'altro del racconto filmico (diciamo così: da un momento all'altro dell'intreccio) che corrisponde anche (nel quadro d'insieme) ad un medesimo e non più "rivisto" passaggio da un momento all'altro della fabula. In poche parole, il passaggio (iii) è lineare perchè è tale sia immediatamente agli occhi dello spettatore che nella ricostruzione a posteriori dei fatti tutti in ordine cronologico. In particolare, un passaggio di tempo è tale se è la dimensione del presente filmico a spostarsi (tale non è un ricordo-flashback o un racconto, perchè c'è qualcuno (il rimembrante o il raccontante) che lo lega comunque a quel "presente" (che dunque non cambia)). Arbitrario o meno, queste le definizioni.

Dunque, i passaggi (i) e (ii) sono non-lineari perchè nel mezzo (ad abundantiam) ci sono altri tempi della fabula, intrecciati in un momento successivo del racconto filmico. Il momento della pallottola in testa è un frammento dello stadio iniziale della fabula (reso a brandelli traumatici e poi disteso ripreso farsescamente nel Vol. II) ed il passaggio (i) (forward) salta l'ospedale nonché l'intera caccia a O-Ren-Ishii che è la sostanza di gran parte del Vol. I. Il passaggio (ii) (back), è un passaggio inverso, che torna in Ospedale dopo aver mostrato l'epilogo provvisorio (2 obiettivi raggiunti) dell'avventura della Sposa.

Dunque, se isoliamo la fabula del Vol. I (a tal fine autonomo), abbiamo i "tempi": El Paso - Ospedale - O-Ren-Ishii - Vernita Green, intrecciati come segue: El Paso - Vernita Green - Ospedale - O-Ren-Ishii. Nulla di più semplice. Tanto più che per ognuno dei due passaggi non lineari, la sovratitolazione ci rassicura spiegandoci che prima si corre avanti di 5 anni e poi si ritorna indietro (quasi) al punto di partenza, per riprendere le fila della narrazione. La non-linearità, dunque, è di pochissimo rilievo nell'economia generale dei giochi temporali di KB - soprattutto se accostato al suo classico uso tarantiniano che ne fa fulcro unificante in PF, vera dimensione dinamica del racconto in Reservoir Dogs e snodo centrale (nella variante, però, dell'iterazione del presente) in Jackie Brown.

In KB (Vol. I), se il cammino di preparazione verso lo scontro con O-Ren-Ishii è la parte (e il tempo) centrale, l'Ospedale è lo snodo mistico essenziale, lavacro battesimale e vera investitura dell'eroina. Sacerdotessa di questo rito iniziatico (che avvia l'intera metafisica di KB, sviscerata in questa preziosissima Guida per tutti gli adepti) è la rediviva Daryl Hannah, col suo passo sicuro e magnificamente fischiettante, biancovestita ed occhiobendata, splitscreenianamente depalmiana. Lei (Elle) è colei che ci conduce (come avverrà nel Vol. II) (Driver) dentro il cuore metafisico del Film.

Ecco dunque svelato il primo segno: Elle Driver.

(1- Continua)


postato da: trino alle ore 18:46 | link | commenti
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La sfuggevolezza del tempo di mano provoca tragedie. Ad esempio, si lasciano sms depositati in memoria prima di ricordarsi che avrebbero meritato una risposta a pena di probabili rappresaglie caratterizzante da pregnante sadismo. Ovvero si dimentica che un amico dal respiro particolarmente pesante durante la notte ti aveva chiesto un letto in cui dormire proprio quella notte in cui tu avevi deciso di spazzare via con gran classe una settimana davvero pressurizzante. Ovvero ancora, ci si scopre a guardarsi (con lo sguardo ebete) le scarpe - con la paura che siano una diversa dall'altra (tuttavia, non lo sono).

Sopra ogni cosa, però, ci si dimentica (e si resta all'oscuro) della materializzazione commerciale di quello che non può non essere il tuo acquisto più prezioso dei prossimi tempi.


postato da: trino alle ore 15:20 | link | commenti
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giovedì, 23 settembre 2004

Su Musica di oggi, il titolista consiglia di non prendere troppo sul serio i nuovi testi di Micheal Stipe, proprio come gli altri. Si ha l'idea che sia una specie di complimento o - comunque - di una roba da dire con un bel sorriso e tanta simpatia verso questo emaciato evergreen del pop-rock. Che intenderà di preciso? A scorrere in fretta la brevissima (e alquanto inutile) intervista, in cui non si parla affatto del nuovo disco, c'è un momento in cui Stipe dice qualcosa di orribilmente invidiabile e qualcosa di sensato. Dice che ha il numero di telefono di patti smith, björk, thom yorke e che non si sognerebbe mai di chiamarli per chieder loro il significato di questo o di quel verso, di una canzone insomma.

Nulla di più dissennato, infatti, che chiedere "che vuol dire?" a un autore. Anzi, una cosa più dissennata c'è: trarre da questo sano convincimento, l'idea che l'ermetico non merita interpretazione.

Quante idiote facilonerie si scrivono, volta per volta, su Lynch pur di potersi permettere un'indebita "leggerezza" nello scorrere le sue visioni? Quanta sommaria e giuliva aria da vernissage snob si è soffiata sul lusso videoartistico della Storia di Moab? Visto che cercare il senso, si pensa, è così banalmente pedagogico (roba d'altri innocenti tempi), allora è tutto molto più semplice no? Un viaggio onirico, una libera teoria di visioni, una roba da cui puoi trar fuori un po' quel che ti pare.

Dunque? Chi di voi vuol telefonare a Thom Yorke per chiedergli di parlarci un po' della magnifica The Gloaming?

Genie let out of the bottle
It is now the witching hour
Genie let out of the bottle
It is now the witching hour
Murderers, you're murderers
We are not the same as you
Genie let out of the bottle
Funny how, funny how
When the walls bend, when the walls bend
With your breathing, with your breathing
When the walls bend, when the walls bend
With your breathing, with your breathing
With your breathing
They will suck you down to the other side [x4]
To the shadows blue and red, shadows blue and red
Your alarm bells, your alarm bells
Shadows blue and red, shadows blue and red
Your alarm bells, your alarm bells
They should be ringing [x12]
This is the gloaming
Shadows blue and red
Shadows blue and red
Your alarm bells
Your alarm bells
Shadows blue and red
Shadows blue and red
We're alarming
We're alarming
And the walls bend, and the walls bend
With your breathing, with your breathing
And the walls bend, and the walls bend
What is he doin'? what is he doin'?
This is the gloaming [x4]
This is the

 



































postato da: trino alle ore 16:20 | link | commenti (1)
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mercoledì, 22 settembre 2004

Risveglio traumatico. Colazione da schifo. Giornata nera. Ed ecco il caro buon senso, l'afflato umanitario, l'ottimismo antropologico ed il politically correct della brava sinistra occidentale.La reazione dell'uomo medio, incazzato col mondo e con la vita? Fuck the Democrats. Fuck the Liberals. Così sbotta Mark Ames, da elettore democratico, in questo spassosissimo pezzo sulle comunissime bassezze dell'istinto umano quotidiano e i suoi rilevanti (a detta sua) effetti politici.


postato da: trino alle ore 12:25 | link | commenti (1)
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martedì, 21 settembre 2004

Tutti a issare bandiere. Si tratta di un semeion riflessivo volto a prevenire e negare la funzione critica. O questo è quello che il buon David Foster Wallace si sente dire da uno dei vari casuali destinatari di una semplice domanda ossessiva, sorta in mezzo a una selva inspiegabile di drappi a stelle e strisce di tutte le forme, nel day after dell'indelebile 9/11: perchè tutti appendono bandiere di ogni foggia e dimensione in ogni dove? Poche belle pagine da rileggere, forse (o da leggere per la prima volta), ora che si sono placate le strane celebrazioni e commemorazioni di una data che, se al suo apparire generava, per difesa, simboli identitari (forse acritici), oggi è diventata un simbolo essa stessa, la bandiera della necessaria deminutio della occidentalità, a favore della sua difesa ed affermazione. Appendere simboli automatici non sempre è una foglia di fico. Ci dice parecchio sulla verità delle cose - il che non vuol dire, s'intende, sulla loro realtà.


postato da: trino alle ore 21:10 | link | commenti (2)
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lunedì, 20 settembre 2004

Verrebbe facile la battuta, sapete, sull'inversione delle parti. Al cinema, girano spot elettorali. Nei palazzi del potere, consumati showmen autodidatti. Così il gingillo pop/trash dell'estate è un famigerato accessorio corsaro per teste in odore di ringiovanimento indotto - e il pezzo più pregiato della massiccia offensiva spettacolosa alla rielezione dell'Imperatore si spacchetta in una sala cinematografica, dotato di ogni onore ed alloro (a seguire concerti, libri, altri documentari). Che il filmetto in questione serva la causa antibushiana, è assai dubbio (gli states sono gli states). Che serva quella della verità giornalistica è da più voci contestato. Che serva quella del cinema è presto negato. Il buon ritmo proprio di Moore sbrodola prestissimo nella retorica più facile e senza via d'uscita. Le invenzioni del precedente (e decisamente superiore) Bowling for Columbine non hanno spazio in mezzo all'afflato da comizio. Una nota insopportabile: l'Iraq oasi felice prima della sciagura a stelle e strisce.

Mi ronza in testa l'idea di dover mettere nero su bianco i pregi misteriosi dell'ultimo Spielberg. Un'idea fissa. Misteriosi? Quasi insondabili, direi. Rivedo la confezione zuccherosa e densa, le macchiette, gli ingredienti scomposti, le frasi fatte, l'imbarazzo del groviglio buonista, la corposa aria natalizia per cui ti aspetti da un momento all'altro che una qualche magia nevosa risolva il dramma, che Santa Claus con la sua risata profonda copra il lacrimoso happy end. E i pregi? Non parlo della favola - molto carina - ben girata - ben fotografata - assai meno ben interpretata. La corte dei miracoli aeroportuale, suvvia, è simpatica. Una nazione sovrana di anonimi vinti, acrobati della marginalità, amici straordinari, giocolieri del fato e del caso. Un'immagine, su tutte, mi allieta: quel tale lavapavimenti indiano che in preda alla delusione del mancato riscatto ideale collettivo per mano del buon Hanks, ferma il volo intercontinentale col suo mocio lercio. Poi la melassa, mal digerita, torna su sino alla gola. E rimando.

Forse se fossi stato un patito della serie, l'avrei visto con altri occhi. Io alla tv, Starsky & Hutch non lo vedevo mai: da piccolo, troppo noioso; da grande, troppo old fashioned. Chissà. Se era spassoso almeno la metà della demente commedia consegnata alle facce improbabili e stranite di Ben & Owen, mi son perso grasse risate, questo è certo.


postato da: trino alle ore 23:48 | link | commenti (2)
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domenica, 19 settembre 2004

This is Volume III.

Enjoy.

Mr. Mexico: L'idea è di riuscire a tracciare una mappa affidabile di dove l'innesto della culture popolare diventa analisi critica in seno alla humanitas in sé.

Marilyn: Ok.

Mr. Mexico: I punti d'impatto. Le probabilità di impatto. Le conseguenze dell'impatto.

Marilyn: Ok.


postato da: trino alle ore 20:22 | link | commenti (5)
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domenica, 12 settembre 2004

L'eliminazione dell'oggetto del desiderio

Do you find me sadistic?

I bet I could fry an egg on your head about now, if I wanted to.

No Kiddo, I'd like to believe, even now, you're aware enough to know there isn't a trace of sadism in
my actions... Okay - Maybe towards these other jokers - bot not your.

No, Kiddo, at this moment, this is me at my most masochistic.





postato da: trino alle ore 18:43 | link | commenti
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