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venerdì, 29 ottobre 2004

Questa smania di immischiarsi dei fatti elettorali americani, come se si fosse americani e come se non ci fosse differenza tra seguire con attenzione un evento cruciale come le presidenziali USA da osservatore straniero e il viverle da elettore, be', a volte sfiora il tenero ridicolo. Si procede per approssimazioni, per passioni negative, per internazionalismo un po' ingenuo, per confusione di interessi e significati dell'eleggere. Credete davvero che non ci sia differenza tra il votare da americano e lo sperare da europeo? (o da saudita? o da iracheno sciita? o da iracheno sunnita? o da iraniano?). In generale, la purezza della passione politica si misura in astrazione dall'interesse contingente personale e particulare. Perchè? E' così: è intrinseco a un sistema volto a governare la moltitudine ed è proprio del pensiero speculativo. Dunque si tralascia, nel fare valutazioni elettorali domestiche, di argomentare che ci sia una bella differenza, per la mia vita personale, che sia eletto questo o quest'altro. Che faccia una bella differenza che io sia un lavoratore subordinato a tempo indeterminato in un'impresa con più di 15 dipendenti e blindato dal sindacato, che io sia una commessa precaria, un lavoratore pubblico, un pensionato, un giovane in età di leva, un soldato, una lesbica, un focolarino, una donna sterile, un avvocato nient'affatto ricco, un disoccupato, un povero relativo o assoluto, un utilizzatore di metropolitana della capitale, un abitante della provincia sonnacchiosa, un siciliano, un veneto, un amante degli animali, uno che ama pomiciare nei parchi e via dicendo. Una grande differenza. Le maggioranze, cose complesse, esistono per ogni issue,se esistono, e acquistano disegni imprevedibili. I blocchi sociali, se esistono, si ritrovano a condividere un mucchietto di questioni con soluzioni in modo mediocre e abbozzato e due o tre faccende cruciali in pieno o quasi. Qualcuno dirà che è un sistema altamente approssimativo. E difatti lo è.

Cos'è che titilla del gioco d'oltreoceano? Primo, che si tratta del gioco elettorale più importante di tutti, e per tutti. Secondo, che è in gran parte stemperata quella rozzezza contingente che fa sembrare la politica roba ordinaria: non ci governeranno, dunque i nostri interessi possono lasciare spazio all'astrazione. Terzo, sembra tutto così più semplice, bianco o nero, kerry o bush, buoni o cattivi, non c'è Mastella, niente centro, niente Buttiglioni. Quarto, sembra tutto molto più figo, il dibattito con le regole ferree, niente Bruno Vespa, minuti contati e risposte che devono convincere.

Quindi, via al gioco nostrano. Gli italiani fanno il loro endorsement. Gli inglesi cercano di convincere gli indecisi. Il mondo danza attorno al più fiammeggiante reality show che esista (e il jackpot è impressionante).

Questo noblog vuole fare il gioco.

Le idee? Se proprio non abbiamo tempo e voglia di rivederci i vhs con i dibattiti e spulciare i discorsi e via dicendo, c'è il microsunto del NYT. Vediamo un po':

Aborto: Bush contro (salvo stupro, incesto e roba del genere), Kerry a favore e favore dei finanziamenti federali sul tema. Che dire? Noi siamo scettici eretici e non abbiamo una linea chiara sul punto. Comunque, un punto a favore di JFK e 0 a Bush (da 0 a 2, diciamo).(0-1)

Pena di morte: Bush a favore, Kerry contro (salvo che per i terroristi). Che cacchio vuol dire salvo per i terroristi? Che 'sto Kerry, già al no. 2, si svela un po' molliccio. Però, bisogna tener presente che gli USA sono gli USA e che non è facile saltar fuori e dire: abbasso la forca. Poi, di questi tempi. Quindi, 2 punti a Kerry.(0-3)

Economia e spesa sociale: Qui i temi son parecchi. Ci sono i tagli alle tasse (Bush ha già dato e promette altro, Kerry vuole che i più ricchi tornino a pagare un po' di più); c'è la sanità (kerry promette tanti $$$); c'è l'aumento del salario minimo (Bush contro, Kerry a favore); c'è il rigore bilancistico (qui è Kerry a fare il destro); c'è la previdenza (Bush un po' de-regolatore). Sul resto vanno più o meno d'accordo. Il piano sanitario kerryano è quasi cruciale, il resto è cosmesi e retorica: altri 2 punti a JKF. (0-5)

Istruzione: Bush non vuole spendere troppo (se non per i "buoni" per frequentare le scuole private), Kerry sì (tranne per i "buoni"). Altri 2 punti. (0-7).

Ambiente: Diciamo pure che nessuno dei due ha a troppo a cuore il tema, Kerry (per contratto) giusto un po' di più. Nessun punto assegnato. (0-7).

Politica estera: Qui, per la crudezza dei tempi e soprattutto per la nostra posizione "esterna", dovrebbe assegnarsi un bel gruzzoletto di punti. Ma per quanti siano questi punti, la spartizione non vedrebbe grossi scompensi. Se si pensa che la guerra preventiva non autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU sia illecita (tecnicamente lo è, bisogna poi vedere quanto "diritto" vivo c'è nella carta dell'ONU), allora tutti e due i concorrenti sono in fallo. (Questo giusto per smetterla di dire che Kerry è per la pace). Se si pensa che un surrogato decente dell'ONU sia il coinvolgimento "multilaterale", intendiamoci: il buon JFK fa come Peter Parker - o meglio: è imbottito della stessa grana ideologica di SM2 - e scambia il contatto affettivo con la corresponsabilizzazione nell'elaborazione delle scelte (cioè dice: il Presidente degli Stati Uniti d'America ha il diritto di sferrare il primo colpo, non deve chiedere il permesso a nessuno, tuttavia io sono bravo, parlo le lingue, sono amicone e mi farò amare dai popoli europei e non). A voler essere lucidi, però, le differenze ci sono: il radicalismo di Bush non solo funziona poco sul piano della legittimazione di base (nazionale ed internazionale), ma non ha contrappeso in un successo apprezzabile nel raggiungimento degli obiettivi che si pone. Si dice: al Qaeda brinderà a una vittoria di Kerry. Forse è vero, forse no. Ma avrà tutti questi guai in seguito alla riconferma di Bush? Proviamo pure a pensare che qui ci siano in palio 10 punti (forse di meno, forse di più) e diciamoci già tra di noi che sui restanti temi Bush non accorcerà il vantaggio di Kerry, davvero gli sbagli fatti, l'arroganza radicale, la scarsa credibilità in Europa e nel mondo arabo possano "non contare" pur se pensiamo che l'idea bushiana (e progressista) di esportazione della democrazia sia più giusta di quella un tantino più old-style e realista di Kerry (ammesso che lo pensiamo, ovviamente)?? Questo noblog crede di no. Senza assegnare punti.

Gay: tra le altre faccende, il solo nodo sensibile è questo. Che non vede quelle grosse differenze che ci aspetterebbe, ma le differenze ci sono. Tutti e due non vogliono che a livello federale sia consacrato il matrimonio gay, ebbene sì. Ma Kerry lascia agli Stati la patata bollente, mentre Bush vuole scrivere che non lo si può fare nientedimeno che in Costituzione, a chiare lettere (ma dice che gli Stati possono eventualmente consentire le "unioni civili"). In più, Kerry dice di volere una maggior politica antidiscriminatoria, mentre Bush non s'impiccia. Dunque, altri 2 punti a Kerry.

Dunque, l'abbiamo fatto, ed ecco l'endorsement per John F. Kerry. Che purtroppo, assomiglia tanto a quello, elaborato, praticato e speso tra amici e conoscenti, tre anni fa, per Francesco Rutelli. Tutti e due convincono poco o niente. Nessun k.o., per intenderci, ma contando i punti, alla fine, qualcosa ne esce (e in modo netto, per quanto freddo e relativo).

P.S.: tutti gli endorsement sono così freddi. Quelli per Kerry, intendo.

P.P.S.: gli endorsement sono una cagata pazzesca.


postato da: trino alle ore 11:54 | link | commenti (7)
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mercoledì, 27 ottobre 2004

Quel che di sicuro si può scrivere sull'ultima fatica dell'uomo che qualche annetto addietro dedicava un album al Centro Internazionale di Studi Magnetici, è che poppeggia elettronicamente con gran mestiere e momenti di grande interesse. Sgalambro, tuttavia, ha stufato. Gli atomi, l'apparenza, la realtà, le difficoltà prostatiche trasfuse in sentimento appiccicaticcio finto-metafisico hanno stufato. Eppoi, il quinto stratagemma è maxgazzè al 100%. Il resto è incerto.


postato da: trino alle ore 18:29 | link | commenti (2)
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Aritmeticamente parlando, il titolare del presente noblog s'avvia a contare, domani, il centottattesimo giorno di astinenza dal fumo. Che detto così, nonostante la dicitura in lettere, sembra poca roba. Nella disperata ricerca di buone ragioni per proseguire questo tormento cinico, scopro, grazie all'apposito calcolatore del risparmio anti-fumo (qui), che ho già tenuto in tasca, alla faccia delle cattivissime multinazionali della sigaretta, ben 275 euro. Poi, scopro pure che è assolutamente infondata la notiza che basta un passeggiata qui fuori in centro per raccattare nei polmoni l'equivalente di 15 gustose sigarette e che quindi smettere ha senso anche se si vive nella grande città. Poi, scopro che una tecnica utilissima per resistere alla tentazione di ricominciare è di "ricordarsi il motivo per cui si è smesso". Poi, scopro che bisognerebbe non frequentare persone che fumano (e che, quando viene voglia di fumare, bisognerebbe cercare "una persona che non sopporta" il fumo.

A dire il vero, io non ho smesso per un motivo preciso, mi risulta difficile staccarmi da certe persone che fumano e, a dirla tutta, quelli che non sopportano il fumo mi stanno sul cazzo.

Voglio  una fottutissima sigaretta.


postato da: trino alle ore 16:11 | link | commenti (6)
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martedì, 26 ottobre 2004


postato da: trino alle ore 18:27 | link | commenti
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postato da: trino alle ore 12:09 | link | commenti (1)
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Il paese che comincia a liberarsi della malia cialtrona e flamboyant del berlusconismo è, in gran parte, la vecchia Italia cattolicona. Che trova fluide intese con il nuovo comunismo generalista arcobaleno, con il vecchio comunismo da vetrina antiquaria, con gli ex-ambientalisti e chi più ne ha più ne metta. E' quella stessa Italia politica che non indugia affatto nel sostenere le scelte illiberali della maggioranza sui  diritti civili e che non ha il coraggio di darsi una struttura decisionale che sacrifichi peso e visibilità dei tanti Mr. Nessuno che sproloquiano sui divani tv senza avere la minima preoccupazione di dover essere pronti a confermare nei fatti quello che dice, che non ha la forza e il carattere di fare politica. Non so cosa cazzo si festeggia, in verità.


postato da: trino alle ore 10:57 | link | commenti
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venerdì, 22 ottobre 2004

 

Films will Rock You

ovvero: gli amici di noblog raccontano la loro top-one come pare a loro

# 1: Nicola Moroni

 Constans (1980), di Krzysztof Zanussi

Perchè ho scelto questo film? Perchè è un film sempre attuale. Da una parte Witold (il protagonista), che come me, si rifiuta di scendere a compromessi morali e materiali. Il titolo latino fa riferimento alla costante matematica ma anche alla costanza del protagonista che intransigente va avanti per la sua strada (ma non è un calvario cristiano) incurante delle disgrazie e dell'alllontanamento delle persone attorno a lui. Il destino è costantemente avverso ma è costante anche la volontà di Witold di imporre la propria individualità sui valori comunemente accettati (gli interessi individuali a scapito di quelli collettivi, ad esempio).

Witold è un ingenuo moralista che vuole affermare la propria personalità e una propria scala di valori che non è quella comune alla gente che lo circonda.Non è importante raggiungere dei risultati materiali immediati a qualsiasi costo ma tendere a migliorare e ad esigere qualcosa di meglio da se stessi (il fine non giustifica i mezzi se c'è un cedimento morale).

Witold è un ribelle ma la sua ribellione è invisibile e silenziosa. Si batte contro un mondo e una società che ha smarrito ogni valore "superiore".

Il finale è esemplare. Non basta aver rinunciato alle costanti della meschinità e della corruzione perchè il destino (il caso?) potrà colpire anche i puri di cuore come Witold. Il martirio laico lo porterà alla sconfitta e all'insuccesso ed è forse proprio qui l'importanza della sua scelta. Non basta un animo nobile per svelare i misteri della vita.


postato da: trino alle ore 01:42 | link | commenti (17)
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mercoledì, 20 ottobre 2004

Le urla, l'amore e la base democratica: stendili tutti, tigre! (2)

Nella prima puntata si è visto come Spider-Man 2 ci porga in modo oltremodo gioioso (filmicamente parlando) un grumo densissimo di ideologia regressiva - anzi, la consacrazione coloratissima della retorica del potere buono - e come il passaggio dal primo al secondo episodio segni il trionfo del coinvolgimento della "base democratica" quale strategia psico-sociale di legittimazione del potere.

(...segue)

5. Il trucco c'è e si vede, ovvero del soggetto irreale. L'uso propriamente "fumettistico" dell'effettistica digitale svela, già parzialmente in SM1, la proprià artificiosità e crea dunque l'ambiente più adatto per la pura fruizione fantastica. L'idea, visivamente, è usata con gran maestria da Raimi, che ne evita i pericoli più infidi, evitando di scadere nell'esibizione trash. Anzi, l'irrealtà effettistica suona allo stesso tempo, con mirabile armonia, come corpo estraneo eppure necessario. Anche qui si nota una certa evoluzione, da SM1 a SM2, in termini di incremento dell'artificio, che potrebbe sveltamente attribuirsi a puri calcoli di marketing (ci sono da accontentare i fanatici, fidelizzare i moderati, catturare i più sfx-oriented); come al marketing potrebbe ricondursi la dose di feedback amoroso (molto molto vicino ai territori dell'happy ending) che è rilasciata in chiusura.

Di sicuro, nel quadro che abbiamo tracciato, la dematerializzazione dell'eroe ragno ha un senso specifico che vale la pena di essere sfiorato. Lo spostamento del baricentro dalla coscienza individuale a quella di massa ha, in SM2, ha un doppio volto che ne illustra cause ed effetti. Da un lato, sembra che l'eroe chiuso in sè sul nodo virile delle proprie responsabilità sembra non avere altro sbocco che la sconfitta personale, l'inimicizia del popolo e, come effetto, il cattivo svolgimento del proprio compito. Dunque: l'instaurazione di un rapporto con la comunità dà primariamente forza e nuovo contenuto alla missione dell'eroe, surroga una vita affettiva (che diventa una vita affettiva pubblica, qualcosa come un pomiciamento di massa) e crea le premesse per un ritorno di utilità verso la comunità che ha compiuto l'investimento di stima e fiducia (l'eroe torna a svolgere ottimamente il suo compito). Dall'altro lato, tuttavia, c'è una fondamentale questione di legittimazione del proprio ruolo di eroe (e dunque del proprio potere). Come accennato, la somma di singole utilità (vite salvate) non riescono a fornire una legittimazione generale all'esercizio di un potere quale ruolo (dunque, si direbbe, a istituzionalizzarlo). Il pragmatismo dell' "a cosa serve" non può scindersi, nella costruzione di un potere, dalla retorica e dalla suggestione.

Nel pistolotto virile dello Zio Ben, il famigerato aforisma dei poteri e delle responsabilità ci dice solamente che il potere va ben esercitato (il che è una cosa dura, non ci si può tirare indietro, bisogna farsi forza e vestire il ruolo di "potente" e fare il bene del mondo). Qui, il potere è un dato pregresso e non è in alcun modo in discussione il suo fondamento, il suo perchè. Peter ha i suoi poteri - è un fatto. Peter li usa anche per scopi non orientati al bene e omette anche di usarli quando doveva. Ma nulla mette in discussione tali poteri. Il potere è il dato; le responsabilità che ne derivano e le modalità di esercizio sono l'oggetto della riflessione (gravosa ed individuale: si tratta della scelta di essere o non essere un eroe).

Nel pistolotto femminile della Zia May, il fulcro è il bisogno "ideale" (diremmo, psicologico e simbolico) del potere buono da parte della comunità. E il potere buono non è il potere usato bene, bensì il potere condiviso (nel senso più debole del termine). E' vero che anche qui il problema drammatico del ragazzone Parker riguarda il se  essere eroe (con tutte le rinunce accessorie); ma - questo è il punto fondamentale - in SM2 la mancata condivisione del potere con la comunità diventa erosione del potere stesso (i poteri cominciano a svanire). Il potere, dunque, non è più un dato acritico, bensì una posizione che necessita di una precisa legittimazione già nel suo stesso darsi prima ancora che nel suo svolgersi.

Ma come avviene la condivisione "strategica" del potere? Con la penetrazione retorica: un lungo morbidoso orgasmo tra il buon ragno che solleva tutti dai propri guai e la sua adorante base democratica che lo riconosce suo figlio bisognoso del proprio sostegno e amore. Non c'è, ovviamente, corresponsabilizzazione. La responsabilità - e il potere, in ogni stadio della sua genesi, della sua elaborazione e del suo esercizio - rimane saldamente in capo all'eroe e del tutto scissa dalla base acclamante, convinta a un livello pre-critico in merito all'accettazione del ruolo dell'Uomo Ragno.

In questa cornice, la progressiva dematerializzazione dell'eroe in azione è la sanzione ufficiale della compenetrazione tra dominio (dominante) e dominio (dominato), nonchè il risultato migliore del miglior test di efficienza del potere, quello dell'identificazione (quale pre-requisito per la riflessione adulta su esso).

P.S.: chi la vuole buttare sul volgare e fare illazioni sul multilateralismo di Kerry e le primarie per Prodi, non è il benvenuto (però ha capito il succo).


postato da: trino alle ore 17:22 | link | commenti (2)
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E' interessante spiare come la gente cerchi di spiegare il proprio amore verso film che ti lasciano alquanto dubbioso. Soprattutto quando, a differenza del film, ti convincono. Questo non è il caso, anzi, ammucchia dubbi su dubbi. 


postato da: trino alle ore 10:08 | link | commenti (2)
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lunedì, 18 ottobre 2004

 E con questo lo spietato (non me ne vorranno i titolari) lunedì di noblog ha avuto le sue teste appese alla parete. François Ozon. Uno dice: la banalità grigia della narrazione è banalità cruda dell'ineluttabile disgregazione del legame amoroso. Sarà pure vero, ma non ne siamo del tutto convinti. Primo, perchè i pochi momenti di profondità sembrano galleggiare su un piano che sa più di irresolutezza che di freddezza teoretico-intimistica. Secondo, perchè il peso invincibile della "morte" non è poi così spaventoso visto che non si riesce sinceramente a scorgere mai un momento di vera gioia in alcuno dei 4 altri brandelli relazionali. Quindi, c'è il trucco: l'imprimatur dell'amaro destino sin dal loquace tramonto "iniziale" stempera la forza nefasta del sublime catalogo burocratico leguleio (meraviglioso momento). Se uno non osa l'autoptica fino in fondo, allora accetti la critica più banale, quella sulla noia. In ogni caso: vero cinema, a differenza di tante furberie assai poco dignitose.


postato da: trino alle ore 15:45 | link | commenti
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 Un paio di ideuzze svelte servono a sgombrare il campo da equivoci. La prima riguarda le chiacchiere fatue sulla pretesa portata accusatoria (di denuncia, si dice) della pellicola: non esiste sotto alcun punto di vista. La seconda riguarda, d'altro canto, la pretesa recrudescenza dell'almodovarismo più puro, spregiudicato e trasgressivo, lontano dai fronzoli ammiccanti degli ultimi popolarissimi lavori: non ve n'è traccia. Questo era il film per cui si poteva entrare in sala sperando che avrebbe spinto anime e pance più delicate a cercare altrove le proprie icone del progressivismo correct (svestendo infine il buon Pedro dei sovragiudizi casuali grazie ai quali Tutto su mia madre  e Parla con lei avevano trascinato in sala anche le nonnette più docili). Poi quel bel titolo, quei bei titoli di testa, quell'ormai matura e compiuta pittorica del pop barocco. Eppure più cose non tornano. Se manca l'"impegno" sottotestuale, come è bene per quest'opera, manca pure il piacere dell'affabulazione melò - i personaggi hanno scarsa tenuta, l'esitazione tra thriller  nostalgia d'amore e bildungsroman alla lunga annoia e distrae, il plot a più comparti non titilla più di tanto, la passione ahinoi latita alquanto. E' duro dire che quel pompino da lasciar senza labbra e un paio di scene di sesso siano indigeribili. Forse per le nonnette che hanno accettato i travestimenti e le "bizzarrie" di Tutto su mia madre, sopportandoli in nome di una non meglio definita elegia materna (?!) a denominazione familiare accettata.

La delusione, dunque, c'è. La sapienza della confezione assomiglia a quella di un "best of" che mescola con sicumera citazionismo (auto ed etero), hit commerciali e pochi (casualissimi) picchi di (finta) spregiudicatezza calcolata. Capiamoci: parecchi i momenti di grande piacere filmico, persistente tuttavia il sapore di occasione perduta.


postato da: trino alle ore 15:13 | link | commenti (5)
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Vada per l'idea del taxi assassino; presto, però, cavallo di troia di un grumo fitto di stereotipi e snodi scontati. Vada per il Cruise gelido; che delle sue tre espressioni collaudate può fare a meno stavolta di usare quella del sorrisone prolungato gigione. Vada per il buon Jamie Foxx; che anche lui era ora che facesse il bravo employee di colore che cova il suo sogno di fuga dalle brutture quotidiane ed ecco che l'"inquotidiano" giunge come furia assassina. Vada per la lirica e granitica notte losangelina, dipinta con rara bravura. Ma perchè il resto? Perchè quei dialoghi didascalici, quei personaggi/bozzetto che sconvolgono persino il concetto stesso di deja-vu rendendolo incapiente? Perchè il bravo tassista ordinato e sognatore (ma vagamente debole), perchè la brava pm di colore, bella e buona, impegnata contro i cattivi ed aiutata dal bravo e timido tassista buono? Perchè il gelido killer notturno con tanto di infanzia difficile, mamma morta, papà manesco e ubriacone, case famiglia ed affidamenti difficili? Perchè i tentativi di fuga che movimentano ma non risolvono visto che onestamente il film è ancora a metà? Perchè il solito momento della metamorfosi del timido, che deve vestire il ruolo del cattivo e scoprire l'altro sè ribelle fino ad allora ben dormiente? Perchè quella buona donna pm che ci aveva offerto l'occasione di un terribile pistolotto bravotassistico in apertura è proprio la donna-da-salvare, la principessa, in chiusura? Perchè l'inseguimento in metropolitana, diosanto, perchè?

La risposta c'è, in verità. Ed è che Mann, più del solito ma come al solito, è migliore dei film che gira. E qui, come al solito, dà prova di una padronanza dei suoi mezzi, di una cruda sapienza registica, di una sontuosa sobrietà che riempie il cuore e la mente MA suona tristemente sovrabbondante rispetto a un action caruccio ma davvero davvero davvero banalotto. Ba-na-lot-to. Senza timori reverenziali, suvvia, tanto lo sappiamo tutti. Ba-na-lot-to.


postato da: trino alle ore 10:27 | link | commenti (10)
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mercoledì, 13 ottobre 2004

Lo spirito del foglismo è riassumibile nel dandysmo plebeo del piacere dello scandalo intellettuale (meglio se cialtrone). La cosa, da queste parti, per lo più ci diverte. Nelle sue conclusioni, per lo più ci annoia. Giusto per intenderci: ben venga la bocciatura di Buttiglione; ben venga il matrimonio tra omosessuali.

Col famigerato voto contro il nostro (impresentabile) commissario designato si è assistito a uno spettacolo davvero bislacco: lui bocciato da quelli perchè fondamentalista; loro attaccati da lui (e dai suoi) perchè fondamentalisti (laicisti o fondamentalisti del politically correct). Ma che diavolo vuol dire? Qualcuno, forse, mi spiegherà: a me sembra che, mentre un tempo questo paese poteva permettersi di non considerare i cattolici (e la cattolicità) come una parte (e ancora continua oscenamente a farlo con certa legislazione d'altri tempi), adesso non è più tempo di giochini. Ciò vuol dire, a modesto avviso di questo noblog, che la piena trasparenza della parzialità cattolica richiede una coraggiosa trasparenza laica: questo si è fatto con quel voto (e questo, parzialmente, qui si sottoscrive).

Il Ferrara ci propina un pappardella pro e una contro il matrimonio gay. Una che insiste sulla non discriminazione e l'altra sulla dissoluzione dell'idea di matrimonio radicata nel nostro dna culturale. Poi ci chiede: qual è più trasgressiva? E ci suggerisce: la seconda - ché le idee non-discriminatorie sono ormai vulgata buonista. Ma che diavolo vuol dire? Qualcuno, forse, mi spiegherà: a me sembra che, se proprio vogliamo fare le leggi col termometro del controcorrente, mi sembra facile facile la soluzione contraria (e mi sembra tempo davvero sprecato, e sprecato male, argomentare a favore della assoluta evidenza di questa mia affermazione). In ogni caso, la tesi della dissoluzione dell'istituzione  del matrimonio - propinata autorevolmente da un docente dell'Ave Maria Law School -è così insignificante che imbarazza. Per capirci: la prossima volta che qualcuno invocherà una legge federalista, io vergherò autorevolmente un post sulla dissoluzione dell'idea di rapporto tra stato e regioni così come iscritto nel nostro dna; contro un'eventuale riforma che mitighi (o elimini) il bicameralismo perfetto, dirò che sarebbe in pericolo l'idea di bicameralismo come iscritta nel nostro dna; contro una legge sul conflitto d'interessi dirò che non l'abbiamo mai avuta - che diamine! - e l'intrallazzo industrial-mediatico-finanziar-politico è una delle radici della cultura italiana. Farò così. Viva la trasgressione.


postato da: trino alle ore 18:16 | link | commenti
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lunedì, 11 ottobre 2004

Un cretino felice?


postato da: trino alle ore 19:34 | link | commenti
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venerdì, 08 ottobre 2004

Zuckerman against the noise of entropy

Senza scomodare storture ideologiche (del tutto sbagliate, fuori bersaglio e non sentite), ma per puro amore per le lettere, questo noblog lancia ai suoi 7 lettori l'appello per la costituzione di un comitato internazionale per l'assegnazione del Nobel per la letteratura a un americano (Roth, Pynchon o DeLillo), vale a dire ad uno dei Tre Soli che, Nel Mondo dei Viventi, Oggi se lo meritano davvero (e da qualche annetto). Il comitato, di cui il presente noblog si fa promotore e che non ha ancora statuto e membri, potrebbe avere il ridicolo nome di Zuckerman against the noise of entropy o qualsiasi altro che suoni carino. Se uno di voi 7 (o dei vostri parenti) sa come creare un simboletto in html da attaccare al noblog e al blog di chi voglia partecipare, fatemelo sapere.


postato da: trino alle ore 13:07 | link | commenti (7)
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E poi dice c'è chi dice che il maccartismo è stata un'anomalia dell'americanismo spinto: agli ultrà stars and stripes non resta che marchiare falce e martello sugli intellettuali premiati da quei comunistoni di accademici svedesi.

postato da: trino alle ore 12:58 | link | commenti
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"Si dice che lei fosse a Dallas il giorno in cui JFK fu ucciso"

"No comment"

Parla il mitico E. Howard Hunt.


postato da: trino alle ore 12:42 | link | commenti
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Giusto per smetterla con l'esterofilia a tutti i costi e per dare a Cesare quel che è suo insomma - questa striscia è fantastica.


postato da: trino alle ore 12:26 | link | commenti
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Di mali necessari è fatto ogni pensiero forte. Se ci pone nel suo alveo. Che ciò stupisca, è una sorpresa. Ma per noi, qui, scettici eretici, è proprio necessario dover rimestare ogni mottarello del santissimo padre?

P.S.: se questo noblog fosse appena un po' più letto e magari animasse dibattiti, mi si obietterebbe di certo che non di mottarello si tratta, (è un campione riconosciuto dell'anticomunismo!), ma del pensiero spiazzante di un personaggio pubblico di primo rilievo - e dunque legittimamente rimestabile. Io, a quel punto, riponderei che la sorpresa è proprio lì: è strano che una filosofia della salvezza e della verità giudichi come stadi cattivi ma "necessari" quelli lasciatisi alle spalle verso la meta del prodigioso cammino progressivo? No, appunto. E allora pensiamo ai mali (non)necessari che, per ammazzare il tempo nell'attesa del regno dei giusti, tali pensatori della salvezza fomentano.


postato da: trino alle ore 12:13 | link | commenti
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giovedì, 07 ottobre 2004

Uno magari ha l'idea del barista disilluso, con l'amaro negli occhi, le macchie di nebbia e disincanto contro la retina (e di rimbalzo nello sguardo che ti sputa addosso con odio discretissimo e amabile). Oppure quella scanzonatamente smagliata, scettica ma in fondo ottimista. Magari dipende fino a dove hai spinto la tua pratica di occidentalità. Magari invece hai quell'idea futile, slavata, socialmente ed esistenzialmente provvisoria, plasmata sulle figure pseudo-acrobatiche del sepensante fotomodello di periferia. Il mondo, in fondo, è vario - si dice. Ma la bontà, chissenefrega. Siano pure buoni un po' tutti, ma non certo chi ti deve versare da bere. Ogni qualità spirituale ha i suoi araldi designati. Pertanto, che in sè questa sia una notizia orribile è ovvio, ma che tu debba sentirla da un uomo che vive dal lato speciale del bancone, questo è un segno della fine dei tempi, non c'è dubbio.


postato da: trino alle ore 15:24 | link | commenti
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mercoledì, 06 ottobre 2004

Su sollecitazione di un commentatore e dopo quattro o cinque tentativi falliti a causa della mia più totale ignoranza informatica, questo noblog ha i permalink, nella forma specifica di un simpatico asterisco rosso sotto il post.


postato da: trino alle ore 19:02 | link | commenti
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Le urla, l'amore e la base democratica: stendili tutti, tigre! (1)

Con questa sorta di ridicolo titolo, questo post si vorrà arrabattare (vocabolo che in questi giorni adoro) con alcune sparse considerazioni di gusto, cinema, costume e morale spicciola. Tema: l'Uomo Ragno. O meglio, la sua reviviscenza cinematica, dopo i fasti commerciali e le lusinghe critichesi alla sua prima gustosa (e degna) incarnazione. Ci fu un tempo in cui il rumor su un probabile incarico al buon Tim Burton provocò sudoripari geli a più d'un fan. Qualcuno minacciò: se il vostro eroe ve lo ritrovate vestito di nero e depresso, non dite che non vi avevamo avvertito. E il pensiero correva subito al mood nerissimo di quella pionieristica e magnifica incarnazione del taciturno Uomo Pipistrello (che si sarebbe concesso certi piccoli lussi di estroversione solo nel più cupo e disturbante sequel). Noi volevamo Burton. Noi amavamo Burton. Noi chi? Noi, più o meno di quest'età qui, che ci siamo innamorati del cinema proprio in quell'anno domini 1989, che ci siamo innamorati delle molpelici variazioni di nero fiabesco che il caro Tim sapeva essere il succo più ricco e (alla fine) caldo di ogni fiaba degna di tal nome, che ci siamo innamorati della maniera suggestiva e rassicurantemente scontata dei temi goticofiabeschi di Danny Elfman. Eccetera. La necessaria confessione, oggi (ma già nel 2002), sulla assoluta felicità visiva dei due bei pezzi Raimi-Deluxe è, tuttavia, una roba assai più complessa di quel che potrebbe dirsi.

Per un mucchio di ragioni. Perchè i due Spider-Man sono conformistici, prevedibili, amabilmente kitch, scontatamente affabulatori, ruffiani e violentemente regressivi. Perchè immortalano con mirabile ricchezza di spettacolo e di emozioni la più compiuta, compatta, densa e pre-critica retorica del Potere Buono. Perchè replicano una stilizzazione ripetitiva del Male come corpo estraneo/interiorizzato e schizofrenico. Perchè usano alcuni espedienti faciloni di "problematizzazione" (la riluttanza dell'eroe) per far finta di pagare un debito con la "facoltà critica" che resta vistosamente pendente (e ampiamente scaduto) (e ci cascano anche i più cattivi).

E non è che si tratti di fumetti - di cui certo non m'intendo molto - e di conseguente, inevitabile semplificazione per blocchi tematici e valori. Ma di retorica, delle più rassicurantemente regressive e perniciose, perchè apparentemente problematiche e problematizzabili.

Questa non è la recensione di un (due) film che ha il grandissimo mestiere, la matericità e la gioia visiva di una regia cospicua e profonda, l'intelligenza di un uso degli effetti speciali che è programmaticamente irrealistico e iperpatinato (pur rimanendo per più versi understating), il mezzo miracolo di un attore protagonista pienamente nel ruolo, la strepitosa spettacolosità avventurosa e benetrionfante dei Nostri. Questo è, piuttosto, un promemoria di "contro" (con qualche "pro"), per salvare al sottoscritto - come si dice in gergo tecnico - il culo e la coscienza e poter godere del melodrammatico trionfo del Potere Buono e Responsabile (volevo quasi applaudire per l'atteso bacio) e mantenere tutto il più sincero rifiuto per la logica gonfia dell'ideologia del Bene pseudo-complesso.

1. Marvel Enterprises presents. Innanzitutto un tributo ai bellissimi titoli di testa di SM2. Suggerendo, con un gran gioco di tele e colori, quell'idea di serialità già tutta dentro (per congenita necessità) al primo SM e poi tutta "fuori", nell'epilogo, con l'apparizione fugace ma caparbia del (povero) Dafoe e del suo armamentario di diavolerie cattivissime.

2. Ho dei Valori. La ricchezza coloristica, il ritmo serrato, la giustapposizione di caratteri definiti, il male come perversione e smarrimento, la problematicità del bene come controllo di sé e assunzione di responsabilità, l'amore monogamico eterno, l'amore vero come sacrificio delle proprie legittime pulsioni erotiche e del proprio ego narcisista per il bene e la sicurezza dell'amata, il Potere Buono come sacrificio della propria privatezza (e delle proprie legittime pulsioni erotiche e distruttive) per il bene e la sicurezza della collettività. Nel prontuario della morale ragnesca i temi forti restano, dal primo al secondo episodio, saldamente definiti. In particolare: il buon Parker è un bravo ragazzo che deve affrontare la novità (/permanenza) del suo potere (a più riprese in chiave puberale e, poi, di impotenza da stress), accettando i necessari strascichi negativi: vacilla, cade, ma si rialza; alla fine è saldo. Tuttavia, la variatio c'è. In SM1, Peter Parker è solo con il suo segreto, il suo potere e la sua responsabilità, ha l'odio della città (parziale e non coerentemente definito) montato ad arte dal Daily Bugle, ha solo i consigli "astratti" (cioè principi generalmente applicabili) di ascendenza ziesca (l'insopportabile Zio Ben), da cui ben trae il succo della sua missione: niente figa, siamo il Bene. Oggi (SM2) Spider-Man ha smesso l'individualismo moderato ma nettissimo del primo episodio; e veste i panni del paladino pienamente inserito nel tessuto comunitario di cui è apice protettivo accettato, amato, condiviso, difeso, accolto: è troppo spesso senza maschera, sia Mary Jane che Harry scoprono la sua identità, gli uomini e le donne della metropolitana lo vedono in faccia, la zia dà perfino l'idea di sospettare quasi. E sono proprio quegli uomini e quelle donne della metropolitana (vera e propria base democratica solida e sim-patica) a salvarlo dallo stremo e dalla caduta, a prenderlo sulle loro spalle, a metterlo a riposo, a curarsi di lui, a tentare (invano ma coraggiosamente) di difenderlo. E l'assunzione di responsabilità, per Peter, ha, in questo SM2, un risvolto e un riscontro pubblici ben precisi e marcati. Più che l'accentuata riluttanza e i piccoli problemi banali di un SuperUomo Eroico (pittoricamente efficaci, narrativamente funzionali e qui e lì gustosi) è la condivisione (pseudo)democratica (cristologicamente ratificata da una scena densissima di segni ideologici) del problema-potere la vera variazione di rilievo nella "serie".

3. Io vi chiamo la mia base. SM2 abbonda in espedienti didascalici di sapore cartoonesco e teatrale. I dilemmi dei protagonisti si materializzano in "a parte" (Octavius), finti dialoghi onirici (Peter e l'insopportabile Zio Ben;Harry e il miserello padre Dafoe), sdoppiamenti schizofrenici (Octavius-Tentacoli Maligni come già per il Goblin). E abbonda, molto più che nel primo episodio, di lacrimoni compassionevoli (zia May, Mary Jane, Harry, Peter nel 43% dei primi piani - piangono tutti più volte). Tuttavia, a differenza di SM1, abbonda anche - particolarmente - di urla. Donne che urlano in zoom a destra e a manca. Urla a bocca aperta, veri e propri strilli di terrore, con mani alle guance o braccia raddrizzate di colpo lungo i fianchi. Veri strilli da film del terrore di altri tempi. Veri strilli di paura, di precarietà, di orrore per l'estraneità totale dell'orrore capitato per maligna sventura. Lasciamo stare quel gioiello chiaroscurale di vero horror inquieto, sincopato e sopra le righe, così favolosamnete b-movie, che è la scena della fuga di Octavius dall'ospedale (ma noi, diosanto, abbiamo nel cuore l'intervento al viso a Jack Nicholson e la scena dello specchietto rotto e della nascita del ghigno di Joker). Quello è un inserto un po' narciso (ma fortemente ossigenante) che poco ha a che fare col mood generale della pellicola. C'è tutta la base democratica di Mr. Spider-Man a urlare forsennatamente. Urlano per l'orrore e incitano l'eroe. E lui, interprete del sentire popolare, provvede, abdicando alla propria dimensione privata. C'è una bella differenza tra l'intima scelta dell'individuo-eroe che rimugina l'aforisma ziesco (A grandi poteri ecc.) e quella del personaggio pubblico, richiamato alla ribalta dalle statistiche sul crimine (+75%!), dalla delusione popolare, ma, soprattutto, dalla necessità (e, implicitamente, giustezza) di offrire la calda e rassicurante ragnatela protettiva dell'Eroe ai sogni - prima ancora che alle esigenze di sicurezza fisica - del popolo. Il dilemma del pubere Peter Parker è puramente morale: se avesse fermato il rapinatore, (l'insopportabile) Zio Ben sarebbe vivo. Non ci sono azioni senza conseguenze, ma non ci sono neppure omissioni senza conseguenze. Il potere deve essere usato responsabilmente. La scelta è dura, intima e privata - anche se il suo esercizio è inevitabilmente pubblico (di potere pubblico, infatti, stiamo parlando - anzi del potere pubblico). Il dilemma del giovane Peter Parker (che vive da solo, ha problemi con l'affitto, ha a che fare con matrimoni, ha coetanei imprenditori) è (non fraintendiamo) politico: la scelta della dimensione pubblica e del potere ha un riscontro preciso nell'accoglienza simpatetica della folla, in un amplesso psico-tenerone-regressivo che salda Eroe e Popolo nella lacrimosa celebrazione della perfetta interpretazione difensiva del volksgeist. Se Peter decide di tornare sui suoi passi per liberare l'amata, è però il rapporto simpatetico con la folla che lo rafforza nel proposito (peraltro maturato grazie ad un pistolotto non più virilmente esistenziale [zio Ben] ma femminilmente comunitario e psico-sociale [zia May]).

4. La retorica della problematizzazione. Il trucco è: vi mostro l'indecisione, vi dico che è ampiamente giustificata, voi siete d'accordo, voi non scegliereste l'amore e la tranquillità della vita privata?, certo che lo fareste, lo faremmo tutti, facciamolo tutti, e lui?, lui è l'eroe cazzo, lui è il nostro eroe, gli vogliamo bene, gli vogliamo tanto tanto bene, lacrimoni, lacrimoni. Se io vi dicessi: ecco l'eroe duro e puro, lasciatelo fare, al di là della differente qualità drammatica dell'effetto, dello scarso appeal "identificatorio", dell'effetto narrativo, insomma, ed emotivo, non ci sarebbe il lubrificante melodrammatico (dunque possentemente identificatorio e rassicurante) per la mirabolante penetrazione ideologica. Con grande prova di multilateralismo, la condivisione del problema-potere (dell'identità del potere, della quotidianità del potere, della fragilità potenziale del potere, della difficoltà del potere) è, in sè, legittimazione del suo esercizio. Intendiamoci: sfilare un tizio dalla traettoria di un automobile in picchiata è cosa meritoria e tutti sarebbero contenti. Ma il valore della posizione pubblica potenziale dell'Eroe non deriva (soltanto) dalla bontà dei singoli atti (v. il Bugle), ma dal magma simpatetico della sua immagine condivisa: l'apparente problematizzazione del potere (apparente perchè è solo una condivisione dell'elaborazione unilaterale, non un frazionamento della stessa) fa appello alla pancia e al cuore, ai sorrisi e alle lacrime, all'indignazione e all'identificazione, non certo alla corresponsabilizzazione. La soluzione non può non essere coralmente entusiasta e commossa - altrimenti è inefficace.

5. Il trucco c'è e si vede, ovvero del soggetto irreale. (... 1-continua)


postato da: trino alle ore 12:55 | link | commenti (3)
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martedì, 05 ottobre 2004

Così, di passaggio: lucida come al solito, ma particolarmente benvenuta la colonna di Luigi Manconi sul Foglio di oggi. Sul plebeo Foglio di Giuliano Ferrara - detto senza antifrasi. Tuttavia, è solo una particolare spregiudicatezza plebea che consente a uno pseudo-giornale di pagarsi un arguto columnist per farsi dare periodicamente addosso.


postato da: trino alle ore 16:26 | link | commenti (2)
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Sul fondo, c'è il sapore un po' furbo e un po' kitch (per riflesso) della ipersperimentalità difficile che non porta in nessun dove. Qua e là, sprazzi di necessaria bellezza ambient-effettistica. Questo Delirium Cordia, che avevo riposto da qualche parte ripromettendomi di superare il fastidio per una struttura che già nelle sue premesse (unica traccia da 74 minuti di cui gli ultimi 15 di fruscio e lieve battito sempre uguale a se stesso - tuttuno strumentale con visibilissime cesure sonore/tematiche che ben avrebbero potuto giustificare uno spezzettamento ritenuto troppo poco sperimentale) appare artificiosa, ha i suoi momenti d'interesse.


postato da: trino alle ore 15:44 | link | commenti (1)
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postato da: trino alle ore 15:11 | link | commenti
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lunedì, 04 ottobre 2004

Quando si passano sei minuti interi in stato di deja-vu, bisognerebbe chiamare il neurologo?

postato da: trino alle ore 18:46 | link | commenti (4)
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Piccola Guida Metafisica alla Vendetta della Sposa (Ch. 2)

Nel capitolo 1 di questa Guida si è analizzato il ruolo della cronologia anti-lineare in KB1, concludendo che esso è assai esiguo e ha una funzione assai diversa da quella usuale nell'opera di QT. La rilettura dei salti cronologici individua anche un nodo narrativo fondamentale del primo volume: la passeggiata di Elle Driver nell'Ospedale.

"Dying in our sleep is a luxury our kind is rarely afforded. My gift to you"

Dei percorsi mistici fondamentali che attraversano KB, quello primario e primitivo può riassumersi - come vedremo - nell'amore tra Bill e Beatrix e nella doppia evoluzione ossimorica che da quest'amore deriva (l'Assassinio Masochistico - la Vendetta Redentrice): il segno indelebile di questa matrice fondamentale della sostanza di KB è offerta allo spettatore come epigrafe prima dell'intera visione:

I'd like to believe, even now, you're aware enough to know there isn't  a trace of sadism in my actions... Okay - Maybe towards these other jokers - but not your. No baby at this moment, this is me at my most masochistic.

Lo sviluppo dell'intreccio, aperto sull'assassinio a sangue freddo di una donna in abito nuziale, già ferita e incapace di difendersi, rivela in sé la "complessità" emotiva dell'atto barbaro, nell'elaborazione dell'agente (un misterioso Bill senza volto). Un assassinio dolorosissimo per chi lo compie (una parziale perdità di sè).

La seconda volta che lo spettatore "incontra" Bill (o meglio: la sua voce pacata e densa) è al telefono con Elle Driver, nell'Ospedale, intento a fermare la mano omicida di lei contro una Sposa inerme e incapace di difendersi. Il senso della "grazia" offerta da Bill alla Sposa, motivata con una sorta di codice d'onore guerriero che non ammetterebbe colpi alla schiena, ha però tutto il sapore di un chiaro ripensamento. Ciò sembrerebbe da due semplici considerazioni: (i) l'asimmetria di forze che Bill stigmatizza nella scena dell'Ospedale e che non consentirebbe un assassinio "giusto" è identica, se non inferiore, a quella presente nel massacro di El Paso dove la Sposa veniva aggredita dall'intera banda di Bill con uno squilibrio di numeri, armi, sorpresa e attacco alle spalle che risulta ulteriormente aggravato dal colpo di grazia (fallito) inferto a una moribonda. Dunque, a prima vista non si pone altra possibilità che (a) Bill giudichi l'iniezione letale nel coma come ulteriormente biasimevole rispetto all'attacco in chiesa, ovvero (b) Bill abbia mutato il parametro di giudizio applicabile e dunque condannerebbe, ripendandoci, anche l'attacco di El Paso; (ii) Elle Driver non ha certamente preso da sola l'iniziativa di uccidere la Sposa nel suo sonno comatoso, ma con ogni probabilità ha agito su espresso mandato di Bill (che non a caso sa perfettamente cosa Elle Driver stia facendo ed è per questo che può fermarla). Dunque, Bill sta annullando un ordine che lui stesso ha precedentemente impartito (e, presumibilmente, sta rivedendo la "policy" generale che ha dettato il massacro di El Paso prima e il tentativo di colpo di grazia posticipato poi (peraltro immediatamente successivo, cronologicamente, al massacro stesso).

Le suddette considerazioni, tuttavia, sembrano inficiate da due particolari aggiuntivi: (i) Bill fa chiaramente riferimento, in una sequenza evocativa/programmatica, alle cose fatte alla Sposa e alle cose che - se mai si fosse svegliata - le sarebbero state ulteriormente fatte, motivando l'astensione momentanea senza rinnegare il massacro di El Paso (e dunque le azioni pregresse) nè revocare in dubbio l'inevitabile azione futura. Dunque, sembra piuttosto che la Sposa con la sua incredibile resistenza all'attacco di Bill (e finanche ad una pallottola sparata a bruciapelo in piena testa) si sia guadagnata un particolarissimo riguardo, che potrebbe essere sintetizzato - in una prospettiva da teoria dei giochi - nel "cambio di turno di gioco": vale a dire il passaggio da un giocatore all'altro (da Bill alla Sposa) della facoltà di azione che rimette in moto il gioco (legittimando una risposta); (ii) la prima domanda di Bill ad Elle Driver riguarda lo stato della Sposa (lei risponde: comatose). Dunque, coerentemente col punto (i) subito sopra, può ipotizzarsi che vi fossero dei dubbi sulle condizioni di salute della Sposa e che Bill ne avesse ordinato l'assassinio senza sapere che lei sarebbe stata totalmente indifesa e indifendibile.

Se si presta fede, dunque, alla più convincente ricostruzione da ultimo proposta, quello di Bill difficilmente può dirsi un ripensamento, bensì una presa d'atto di un preciso merito della Sposa (cioè di un suo guadagno in itinere): quello della difesa (cioè del contrattacco). La Sposa guadagna la possibilità di difendere la propria qualità di Sposa (rinnegando Beatrix Kiddo), riappropriandosi della qualità di Beatrix Kiddo, per sradicarne le ascendenze.

Il "contrordine" di Bill ratifica dunque un passaggio essenziale nel cammino di Beatrix e s'innesta in una trama di giustapposizioni Sposa/Black Mamba, disegnandone una prima approssimativa mappa. Vediamone gli elementi strutturali:

- Beatrix è stata colpita a un passo dalla "ratifica" formale della sua qualità di Sposa (che tentava di redimere il precedente status di Black Mamba attraverso la semplice rimozione/camuffamento del passato e delle ascendenze)

- Beatrix si salva dall'Assassinio Masochistico che voleva eliminare la Sposa (eliminando in uno anche la stessa Beatrix corporalmente inscindibile)

- Beatrix si riappropria della propria veste guerriera (Black Mamba) per eliminare con la Vendetta le proprie ascendenze e la propria qualità stessa guerriera.

L'ultimo passaggio è l'unico che appartiene ai "fatti" del racconto filmico (essendo i primi due relegati nella strettezza di un "prologo" in cui peraltro si colgono solo le estreme evoluzioni). Anzi, esso è il passaggio/scaturigine dell'intera vicenda (dando sostanza teleologica allo stesso titolo).

Come annunciato alla fine del precedente Capitolo, il passaggio in questione è ritualizzato da Elle Driver e tale rito è - di fatto - una investitura negativa (quella di Hattori Hanzo ne sarà la ratifica positiva) al compito vendicativo.

Vediamone i momenti liturgici:

1. Elle Driver (con commistione anglo-francofona: Lei Che Ci Conduce [all'interno del meccanismo mistico del racconto filmico]) si inserisce nel luogo (Ospedale) in cui giace la Sposa (realmente uccisa, nella sua qualità realizzata, dalla furia amorosa di Bill) e indossa i panni assassini dell'infermiera fischiettante.

2. Elle Driver svela alla Sposa dormiente/morta che quella morte silente non appartiene alla qualità intrinseca della guerriera- è un dono (my gift to you). Quello di Elle Driver è dunque un atto di generosità coerente alla scelta normalizzante della Sposa, ma vorrebbe essere un atto vendicativo (che chiuderebbe il cerchio cominciato con l'Assassinio Masochistico). Una morte "normale" per la guerriera dormiente - contro la morte "violenta" per la Sposa Normalizzata voluta invece da Bill.

3. Il rito è spezzato dall'intervento ex machina di Bill, che revoca il potere sacerdotale di Elle Driver (in verità, come visto, il mandato ad Elle Driver riguardava solo un eventuale morte da guerriera; la circostanza dello stato comatoso ne svuota il senso - dunque non di revoca si tratterebbe ma di vigilanza sulla sua corretta esecuzione).

4. La rinuncia di Elle Driver (a malincuore) trasferisce il turno di azione da Bill a Beatrix, che lo userà con grandissimo sdegno e furia.

Nel meccanismo di cui sopra c'è un'asimmetria che ne svela il senso profondo: Bill ha ordinato ed eseguito in prima persona il massacro di El Paso, un tentativo di dare morte violenta (ma alle spalle) alla Sposa, in quanto lei voleva semplicemente elidere la sua qualità guerriera (e, per Bill, vera autentica identità); Bill blocca il tentativo di Elle Driver di dare una morte silente a Black Mamba, in quanto indegna per una guerriera. Dunque: perchè Bill sembra contraddirsi? Abbiamo detto che Beatrix potrebbe essersi meritato il turno di gioco, ma in realtà non è così semplice. Bill non sembra avere alcuna intenzione di uccidere la guerriera Black Mamba: lui non esita a colpire alle spalle e - pur dolorosamente - a infrangere il codice d'onore delle morti degne e indegne per uccidere la Sposa; tuttavia, non consente che una morte (parimenti) infingarda ma docile colpisca la guerriera dormiente. Perchè? Perchè Bill e Black Mamba vivono in simbiosi ideale e lui era pronto a uccidere lei (uccidendo in parte se stesso: this is me at my most masochistic) solo perchè era l'unico modo per uccidere anche la qualità (asseritamente inautentica) di Sposa. Una volta uccisa la Sposa senza avere ucciso Beatrix, Bill non ha nessuna intenzione di procedere oltre.

Potremmo dunque sciogliere il problema posto all'inizio (quello sull'apparente contraddittorietà dell'operato di Bill) negando sia la prima (ripensamento) che la seconda (regola del turno d'azione) soluzione provvisioria e vedendo nell'operato di Bill la logica conseguenza di un Assassinio che ha raggiunto (solo apparentemente, badate) il suo unico scopo (uccidere la Sposa), senza stranamente l'effetto collaterale apparentemente inevitabile che Bill dolorosamente aveva accettato (uccidere Beatrix in sè). La motivazione data a Elle Driver è dunque falsa. Come falso sembra a questo punto il mandato conferitole (in verità Bill vuole solo sapere come sta Beatrix, e manda Elle Driver a vedere, fermandola al momento giusto) e, in uno, sembrano false le parole d'amore sussurrate a Elle Driver. Bill ama solo Beatrix.

Il potere sacerdotale di Elle Driver nasce dunque non su mandato di Bill ma sulla base di un vizio di verità. Ed è su questo scarto di senso che la Vendetta della Sposa prende forma.

(2 - continua)


postato da: trino alle ore 17:26 | link | commenti (1)
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Su questo nessuna epoché, da queste parti:  lo sottoscriviamo in pieno.

postato da: trino alle ore 13:11 | link | commenti
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Epoché, da queste parti.

Dalle vostre, non so. Le 59 menzogne di Micheal Moore, secondo Dave Kopel (che nel 2000 votò Nader - il che dovrebbe sollevarlo da sospetto di collateralismo pro-bush, ma forse ne solleva altri di dubbi...)(scovato via qui.)


postato da: trino alle ore 13:00 | link | commenti (1)
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domenica, 03 ottobre 2004

"Non so se sia vero, ma pare che per cucinare le rane..."

"Rane??"

"Sì, per cucinare le rane le si mette in pentola vive con l'acqua fredda"

"Ah"

"Poi si accende il fuoco e l'acqua riscalda, ovviamente. E le rane si abituano. L'acqua riscalda e le rane si adattano e ci stanno pure bene alla nuova temperatura. Sempre più alta. Sempre più adattate. Sempre più contente, loro"

"Le rane?"

"Già"

"Ma poi schiattano"

"E' quello il punto"

"Quale punto?"

"Sai quante rane bollite ci sono intorno a te?"


postato da: trino alle ore 14:27 | link | commenti (3)
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venerdì, 01 ottobre 2004

Films will Rock You

La mania delle liste è irresistibile, ok. Classifiche. Primi premi. Canzoni, libri, film, della vita, del secolo, del cuore. Una gran noia di diarismo gratuito. E poi tutti a scusarsi: ma come si fa a stabilire i migliori 10? E giù litanie di centinaia di titoli. Ma come si fa a dare dei voti? E giù intere pagine gialle di nomi e date (rigorosamente in ordine alfabetico).

Questo noblog è dunque felice di presentarvi Films will Rock You , l'ultima definitiva trovata in fatto di supposte "pietre miliari" messe alla berlina.

Una lista? Una classifica? Un'accozzaglia di ricordi di infanzia? Una top ten? Una top five? Una top 31 (dannato Hornby, che il diavolo se lo porti)?

No.

Una top one. Una sola scelta, una sola cartuccia da sparare, perchè i film, come i cervi, non hanno mica la possibilità di rispondere al fuoco di non-voluti e molesti recensori, commentatori, adoratori o idolatri.

Come si fa a fare una rubrica (a)periodica che sia una top one?

Noblog inviterà selezionati personaggi del web (e non) a lasciare qui il loro tributo a (o perchè no, la loro invettiva contro) una pellicola. Una sola scelta. Casuale. Meditata. Insincera. Ironica. Provocatoria. Studiata. Colta. Classica. Cineuniversitaria. Trash. Radical-chic. Dandy. Ideologica. Divertente. Poco importa l'animo. Ciò che importa è smetterla con queste fottutissime liste vergate con aria malinconica da una sola persona intenta a parlarsi addosso.

Noi, qui, ci si parla l'uno addosso all'altro.


postato da: trino alle ore 12:18 | link | commenti (5)
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"These debates are sponsored by the Commission on Presidential Debates".

Al primo dibattito per le presidenziali USA ha vinto chi